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13.09.2016

Sport

| Rugby

Bisonti Rugby: a meta per il reinserimento

I Bisonti Rugby – conosciuta squadra di rugby formata da alcuni dei carcerati della Casa circondariale di Frosinone – sono scesi in campo ieri pochi minuti dopo le 13. Presenti oltre al presidente CONI Giovanni Malagò e a molti altri dirigenti sportivi anche il presidente ASI Claudio Barbaro.
Di fronte, nell’amichevole che anticipa l'inizio della stagione 2016/2017, il XV dell’università Luiss di Roma. E’ qui, nella casa circondariale di Frosinone, che sport e sociale si incontrano ancora una volta grazie al ‘Progetto carceri’ della Federazione italiana rugby, l’iniziativa grazie a cui oggi tre club di rugby – collegati ad altrettante carceri – partecipano regolarmente al campionato di serie C: i Bisonti a Frosinone, La Drola a Torino e La Dozza a Bologna.

IL PROGETTO CARCERI DELLA FIR

Due i concetti chiave: il recupero e poi il reinserimento sociale dei detenuti attraverso i valori universalmente riconosciuti del rugby.
“Credo che questa sia la strada giusta, un esempio da seguire per cui speriamo di trovare delle risorse utili a far proseguire questo progetto”, ha spiegato in conferenza stampa il consigliere della Fir e responsabile dell’iniziativa, Stefano Cantoni.
Alla federazione sono arrivati i complimenti del presidente del CONI, Giovanni Malagò, anche lui presente alla casa circondariale ‘G. Pagliei’ per conoscere da vicino “un progetto diverso, vincente, coraggioso e innovativo. Bisogna toccare con mano per capirne l’importanza. Deve diventare sempre di più un successo e un fiore all’occhiello della federazione, perché non esiste in altre realtà”.
Il numero uno dello sport italiano ha ricordato che “ai Giochi di Rio abbiamo vinto 28 medaglie” ma esiste “un binario parallelo, quello dello sport sociale, per tutti, che non abbandoneremo mai. Cosi’ come chi ha poca visibilita’”.

I COMMENTI A MARGINE DELLA PARTITA 

I Bisonti, guidati dalla presidente Germana De Angelis, come i ‘colleghi’ delle altre città sono ragazzi che nella vita hanno sbagliato, ma in campo hanno imparato a rispettare le regole, seguendo disciplina e fatica. Non è poco, e i risultati hanno sorpreso tutti. Federazione, responsabili del progetto e quelli dell'associazione sportiva dilettantistica affiliata al nostro Ente di Promozione Sportiva ‘Gruppo idee’, che da anni lavora insieme ai detenuti.
 

“Grazie per il regalo che fate a questi ragazzi – ha detto il provveditore del Dipartimento di Amministrazione penitenziaria di Lazio, Abruzzo e Molise, Cinzia Calandrino – Per l’Amministrazione penitenziaria lo sport non e’ solo un elemento per il benessere fisico individuale, ma una parte del trattamento grazie all’accettazione delle regole, al gioco di squadra e al sacrificio, oltre che alla sconfitta ovviamente.Tutti fattori che permettono ai ragazzi di ripensare agli sbagli fatti, e questo è il primo passo per il reinserimento sociale”.
 

La conferma arriva da Precious, il capitano dei Bisonti, in carcere da dieci anni. “Il rugby per noi è una parte fondamentale della nostra vita in istituto, della quotidianità e del nostro percorso di crescita”.
Tra polvere, fango e fatica, la meta più bella è il reinserimento dei ragazzi detenuti.

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