Volontari in concorrenza sleale con i professionisti del comparto Cultura? Tra le pieghe di una risoluzione...

07 Apr 2021 | Redazione web ASI
Istituzionale

La settima Commissione del Senato, con i soli voti contrari di Fratelli d’Italia e l’astensione della Lega, ha approvato lo schema di risoluzione che impegna il Governo sul tema della regolamentazione delle figure professionali nel settore dei beni culturali. Partendo da questo principio condivisibile, il relatore ha dato vita a un vero e proprio attacco al volontariato, definito in concorrenza sleale con i professionisti del settore. 

Come già da noi ampiamente sottolineato dal nostro Presidente, durante i lavori della Commissione e anche a mezzo stampa in un comunicato congiunto con i parlamentari Bellucci, Frassinetti, Iannone e Mollicone, nonostante nelle premesse vi siano astratti e generici riconoscimenti sul valore del volontariato, nel dispositivo vi è un duro e inaccettabile attacco sul ruolo che il volontariato svolge concretamente nel settore della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, accusato di favorire situazioni di sfruttamento ‘in nero’ di questi lavoratori.

Il relatore, privilegiando le istanze delle organizzazioni di categoria dei professionisti operanti nel campo dei beni culturali, ha ignorato quanto è stato dichiarato in sede di audizione dalle più importanti organizzazioni del Terzo Settore che operano in questo campo. 

Ricordiamo che nel Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117/2017) ci sono tutti i presidi normativi utili a contrastare fenomeni di utilizzo illecito della figura del volontario, anche nel campo di beni culturali. I volontari, infatti, devono essere iscritti in appositi registri tenuti dalle ODV (Organizzazioni di volontariato) o dalle APS (Associazioni di promozione sociale) e non possono in alcun caso ricevere una qualche forma di retribuzione.

E ricordiamo altresì che il volontariato e l’associazionismo sono una benedizione per la tutela dei beni culturali, perché senza queste energie spontanee e ispirate alla cultura del dono, una buona parte del nostro patrimonio archeologico e monumentale sarebbe abbandonato a sé stesso o agli appetiti di coloro che vogliono semplicemente sfruttarlo con iniziative commerciali fuori controllo.