Coronavirus. Una Regione diversa che soffre come le altre. La testimonianza del Trentino - Alto Adige

08 Apr 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Una regione sicuramente diversa dalle altre".

 
In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Quinto appuntamento con il Trentino-Alto Adige. dopo l'esperienza del Veneto, della Lombardia, del Piemonte e della Liguria.



TRENTINO-ALTO ADIGE
Pantaleo Losapio


Quello del Trentino e dell'Alto Adige è un caso unico in Italia. Fanno parte della stessa entità politica, ma si parlano due lingue diverse – tedesco in Alto Adige, italiano in Trentino – e le tradizioni culturali guardano rispettivamente alla regione austriaca del Tirolo e all’Italia del nord.
Lo Stato italiano ha preso atto da tempo di questa divisione e dal 1972 i due territori si gestiscono con due province separate che, a turno, rappresentano il territorio dell’intera regione. Anche qui il coronavirus, come del resto in tutto Italia, ha colpito. 
In Trentino sono 106 i nuovi contagi nelle ultime 24 ore per un totale di 3.342 casi dall'inizio dell'epidemia. Il totale dei decessi con il Covid-19 è di 255.
 
"I numeri sono stabili - dice il Presidente della Regione Maurizio Fugatti - ma purtroppo il numero dei decessi resta alto. Un'altra vittima della pandemia è l'economia. Non c'è chiarezza sulla partenza della fase 2 alla quale però si deve iniziare a pensare. Ci vuole tempo, serietà, costanza e sacrificio". 
Dato che si mantiene doppio rispetto all'Alto Adige che nella giornata di ieri ha fatto registrare 68 i nuovi positivi per un totale che si attesta a 1.859. Sono 6 i decessi nelle ultime 48 ore per un totale di 178 morti a causa del virus.
“Continuiamo a stare in casa. Non posso dire altro. Siamo forti e ci rialzeremo”. Così ha parlato Pantaleo Losapio, Presidente del Comitato Regionale ASI Trentino - Alto Adige. 

Presidente, qual è la situazione da voi?
"Devo dire la verità. Esagererei se dicessi 'buona' perché ci sono diverse vittime, ma posso sostenere, anche per rispetto di altre regioni messe in ginocchio dal Coronavirus, che qui stiamo leggermente meglio. Siamo esclusi dalla fascia più colpita. Abbiamo provincie autonome che hanno adottato strategie diverse rispetto al resto del Paese. La situazione può considerarsi sotto controllo, ma restiamo vigili.
Come detto, le persone ci hanno lasciato anche qui. La situazione delle carceri poi rischia di degenerare. Purtroppo. Stiamo combattendo un qualcosa di tremendo, di maledetto, di nuovo. Eravamo impreparati, stiamo rispondendo colpo su colpo. Stando a casa, in quarantena, utilizziamo l’arma migliore". 


Come comitato vi siete organizzati anche voi con lo smart working?
"Naturalmente. Con ASI, per l’ASI e tutte le nostre società, abbiamo il dovere di andare avanti. Di continuare a lavorare, quantomeno di fornire informazioni, di dare sostegno, di fare sport a casa. I Miei collaboratori online si stanno dando da fare con gli atleti attraverso lezioni. Alcune gratuite, altre no. Perche anche qui siamo in crisi. Si contano i danni"

Economia in crisi?
"In crisi ancora no, ma stiamo faticando molto. Sono finiti anche i finanziamenti della provincia autonoma di Trento.
La nostra difficoltà è che, vista l’indipendenza delle nostre regioni, facciamo più fatica nel rimanere al passo degli altri Comitati regionali. Qui viviamo una realtà diversa. Sia per quanto riguarda le associazioni, sia i finanziamenti.
E poi ovviamente il turismo, principale fonte di reddito, è fermo".


Nonostante le diversità della vostra regione, il senso di appartenenza di ASI lo percepite?
"Ma certo. E' vero che rappresentiamo un’eccezione, ma siamo sempre in contatto con i vertici dell’Ente. Claudio (Barbaro n.d.r.) sta facendo un lavoro incredibile, sta lottando con gli artigli per noi. Ringraziarlo è un dovere di tutti. Riceviamo, rilanciamo ogni sua comunicazione, ogni suo comunicato. A tutti, attraverso la nostra rete social, coinvolgendo anche la provincia".

Il futuro dello sport in Trentino e del Comitato
"Chi può dirlo? Lo sport si è fermato anche qui. E quanti disagi sta portando questo blocco inevitabile e quanti ancora ne porterà!
Avevamo investito molto, tanti i progetti messi in piedi. L’attività sportiva procedeva a gonfie vele. Nello sport citato, ma in tutto. Come ad esempio il turismo e dal punto di vista delle infrastrutture: la nostra Regione è un'eccellenza.
Senza esagerare, abbiamo qualcosa in più rispetto a tutti. Non abbiamo nulla da invidiare a livello europeo. Ecco perché il lock down ha paralizzato e spiazzato i nostri concittadini. 
Pensate solo agli impianti invernali sciistici bloccati. 
Le arti olistiche, in primis, fiore all’occhiello del nostro comitato, hanno visto l’annullamento di una infinità di eventi, anche a livello formativo: i nostri campioni delle altre discipline, come tutti, sono fermi ai box, senza neanche potersi allenare. Lavoro in simbiosi con Carolina Kostner, anche lei credetemi è, a livello psicologico, annientata.
Le nostre associazioni sono in apnea e non so come e quando potranno tornare a respirare. Non pensavamo mai di arrivare a questo punto, ovvero di faticare a livello economico. Il Trentino non immaginava mai di dover fronteggiare una simile crisi".


A quali altri progetti stavate lavorando?
"Le arti olistiche già le ho nominate. Ora ci vorrà una riqualificazione generale. 
Era tutto pronto per le Asiadi invernali. Il discorso però è soltanto rimandato, sperando che le cose migliorino. Un vero peccato, avevamo pensato ad ogni minimo dettaglio. I nostri centri all’avanguardia, ora chiusi, hanno portato a perdite devastanti. Inoltre, eravamo pronti ad inaugurare la scuola paritaria ASI Settore Sportivo il 31 marzo di quest’anno. Avevamo le risorse, l’entusiasmo, la voglia di partire con le associazioni. Nulla di fatto. 
Col parkour tante le iniziative in agenda. Pensate che nel periodo invernale si allenano con i nostri atleti e nei nostri centri, i giocatori del Chievo Verona. Allenamenti diversi sì, ma funzionali anche con il calcio. 
In programma c’era anche l’importante convegno sul Terzo Settore con la sala CONI prenotata. C’è rammarico. Tanto rammarico.
Si è fermato tutto. E col tempo peggiorerà anche qui. E sapete perché? Perché qui non siamo abituati a vivere l’emergenza".


ASI Trentino–Alto Adige si sta muovendo per aiutare chi è in difficoltà?
"Sempre. Di base qui la popolazione vive bene, ma c’è sempre chi ha bisogno di aiuto. Per questo motivo siamo costantemente in contatto con Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Le forniture come mascherine e guanti non mancano mai. Anzi, proprio i Vigili del Fuoco si sono presi carico di portarle a tutti, casa per casa. 
Possiamo contare su una banca alimentare, magazzini di generi alimentari di ogni tipo. Tra ieri e oggi sono state distribuite nei supermercati 360 mila mascherine. L’efficienza è la nostra forza".


E la sanità?
"Anche in questo campo, siamo all’avanguardia. Gli ospedali di Trento e Rovereto sono nell’élite internazionale. Medici e infermieri stanno gestendo l’emergenza in maniera egregia. A loro va il mio ringraziamento più grande".

Pensi che si sarebbero dovuti chiudere prima gli impianti sciistici?
"Decisamente. Qui di turisti ne vengono in continuazione. Alla settimana bianca, si sa, è difficile rinunciare, così come agli introiti. È stato sottovalutato il problema credo.  Andavo chiuso tutto prima.
I trentini sono scaltri e furbi, hanno lasciato gli impianti aperti. Sbagliando. Ma a sciare ci andavano milanesi, romani, veneti etc. La diffusione del virus c’è stata anche per colpa di questo. 


C’è il rischio che a Pasqua, chi possiede seconde case in Trentino, possa in qualche modo raggiungerle?
"Lo escludo categoricamente. Leggo di questa possibilità sui giornali. Ma qui, per certi versi, è come se non stessimo in Italia. Funziona tutto, se ti beccano, ti arrestano proprio. Non ci saranno infiltrazioni. Ma io l’appello lo lancio comunque: se avete strane idee, restate a casa. Mai come ora può fare la differenza".
 
[  Paolo Signorelli  ]