Simona Rolandi. "Io e lo sport"

05 Dic 2019 | Redazione web ASI
Istituzionale

Premio Sport&Cultura. La marcia di avvicinamento all'evento, tra foto e parole. 

 

L'intervista a Simona Rolandi, giornalista RAI: sarà la conduttrice della cerimonia del premio Sport&Cultura oltre che membro della giuria che ha selezionato i candidati in gara.
 

 
Simona Rolandi: una vita nello sport. Da praticante, in gioventù, ha giocato a pallavolo fino ad arrivare in Serie C2, da appassionata, da giornalista sin dalle prime collaborazioni con una rivista che trattava della sua disciplina preferita, il volley, Italia Sera, le private romane, Roma Channel, fino alla Rai ed ora alla trasmissione sportiva più amata dagli italiani, 90° Minuto. Sarà lei a presentare il premio Sport&Cultura. Il 13 dicembre.
 
 
(Lo studio di 90° minuto con la Rolandi in conduzione)

Simona, cos’è per te lo sport?
“Un fantastico mezzo di condivisione, innanzitutto. All’interno di una squadra, per cercare di raggiungere con i propri compagni un obiettivo comune. O allo stadio quando si sostiene la squadra del cuore. Vedere un bambino con il proprio papà o due fidanzati, che si abbracciano dopo un gol, è bellissimo. In quel luogo magico, il tuo vicino diventa l’amico di sempre. Il tifo, ed è importante sottolinearlo proprio in questo periodo storico, abbatte gli steccati sociali, culturali e ha una straordinaria capacità di unire le persone.  
Lo sport è anche un mezzo ideale per stare bene con sé stessi. E per crescere in modo sano secondo i principi che sono dettati dalla sua cultura”.

 
Sarai tu a presentare l’evento Sport&Cultura
“Da tanti anni conosco il lavoro che ASI fa. Un lavoro quotidiano, continuo, spesso lontano dai riflettori della cronaca. Promuove lo sport, quello per tutti. Lavora per far crescere i giovani nel modo più giusto: insegnando loro a superare i propri limiti per arrivare a primeggiare ma anche a saper accettare la sconfitta e a rispettare il proprio avversario. Principi che ognuno di quei giovani porterà in dote per tutta la vita.
“Sport&Cultura” fa parte di tutto questo. E’ importantissimo premiare le iniziative virtuose delle amministrazioni, i giovani che si affacciano alla vita sportiva o i grandi campioni che hanno tanto da insegnare. Fondamentale che ci siano eventi come questo che contribuiscano a dare la giusta rilevanza a quanto di educativo c’è nello sport”.

 
Raccontaci, ora, un po’ di te. Che giornalista ritieni di essere?
“Di quel tipo che ama prepararsi, studiare. Con caparbietà ma anche con quell’umiltà che dovrebbe sempre contrassegnare la nostra professione. Caratteristiche che mi hanno anche permesso di superare piccole difficoltà caratteriali come un po’ di insicurezza: superata imparando, cercando di cogliere con attenzione e curiosità ciò che mi circondava. Per anni ho guardato tante di quelle partite, pure le più brutte. Allo stadio mi mettevo vicino a qualcuno che ne sapeva più di me. Ho amato ascoltare giornalisti più anziani facendo mie le loro esperienze.
Altro difetto o punto debole, chiamalo come vuoi, è l’indecisione. Ma solo nelle cose più stupide, non sulle cose serie. Mi faccio tante domande. Ma forse questo è anche un po’ un vantaggio per chi deve svolgere una professione come la nostra…”.

 
Com’è nata la passione per il giornalismo?
“Non me l'ha trasmessa nessuno. E’ nata quando avevo sette otto anni. Ricordo che giravo sempre con un microfono di plastica, giallo e blu, quello dei bambini. E volevo intervistare le persone”.
 
(Simona Rolandi in redazione, a Pechino, per i Mondiali di Calcio)

Raccontaci una soddisfazione in campo professionale?
“Ne ho avute tante. Anche perché, con il mio carattere, continuo a emozionarmi e dare valore alle cose come agli inizi”.
 
Almeno una…
“Tre, allora… Avevo il sogno di seguire un Mondiale e un’Olimpiade. Ci sono riuscita in entrambi i casi. Ho fatto due Mondiali da inviata, uno in Germania e uno in Sudafrica e, sempre da inviata, l’Olimpiade di Pechino, Londra, Rio, il Brasile… Ricordo con grande piacere anche l'intervista a Maradona: fu una grande emozione.
Diciamo che alcuni dei miei sogni nel cassetto li ho realizzati. Ne arriveranno altri e cercherò di raggiungere anche questi”.

 
Un rammarico, invece?
“Quando morì Wojtyla, dovevo realizzare un servizio con i vari atleti che andavano a dare l’ultimo saluto al Papa ma, all’ultimo momento, non lo feci più io. Ci rimasi veramente male perché, per questo Papa, avevo un particolare trasporto”.
 
E un momento televisivamente difficile?
“Dover commentare da studio, dopo la gara contro la Svezia, la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia”.
 
Quando non lavori quali sono i tuoi hobby?
“Ascolto musica, italiana, soprattutto. Biagio Antonacci è il mio cantautore preferito. Mi piacciono anche i ritmi sudamericani. E amo leggere: biografie, preferibilmente.
E mi rilasso nel fare sport: ora solo palestra, anche se pagherei oro per rigiocare a volley. Qualche problemino alla schiena lo sconsiglia, però.
Su tutto, però, quando ho tempo libero mi dedico agli affetti, perché questo lavoro tanto ti dà e tanto ti toglie e bisogna saper sfruttare i momenti”.

 
Roma per te.
“Io amo questa città in modo viscerale. Non so se riuscirei a vivere in un altro posto. Roma è meravigliosa, ha un clima stupendo e, se ti piace il mare, in mezz’ora sei a Ostia.
A Roma ci sono certe giornate da sogno. C’è un sole e una luce speciale. Vengono da tutte le parti del Mondo per vedere i nostri monumenti e ce li invidiano. Eppure, ci sono romani che non sono mai entrati al Colosseo.
Ecco, magari il problema siamo proprio noi. Dovremmo imparare ad amarci di più e ad amare e rispettare ciò che abbiamo intorno a noi”.

 
C’è un angolino romano che ami particolarmente?
“Si! Lo Zodiaco. E’ un osservatorio, in cima ad un colle, Monte Mario, dove vedi tutta Roma. Tipo la terrazza del Gianicolo. Io dicevo sempre ai miei genitori, fin da quando ero piccola: se mai fossi uscita con qualcuno e mi avesse portato lì, non sapendo ovviamente che a me piaceva questo posto, me lo sarei sposato”.   
[  Fabio Argentini  ]