Puglia: una Regione con pochi contagi ma resa inerme dal Covid-19

27 Maggio 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Tra sole, mare e vita all’aria aperta abbiamo tenuto lontano il virus fino a oggi e per la ripartenza contiamo sulla fiducia delle persone".
 

 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Dodcesimo appuntamento, con la Puglia, dopo l'esperienza di: 

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Liguria
Trentino-Alto Adige

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Valle D'Aosta

Lazio
Marche
- Umbria

 



PUGLIA
Italo Scrocchia

 
Una vita nello sport quella di Italo Scrocchia: alla boa dei 61 si tiene in forma attraverso le discipline che accompagnano la sua storia in ASI. Arti marziali e sport da combattimento lo legano alla vita di palestra da anni; tra i pionieri della Kick Boxing in Italia, Italo milita in ASI ancor prima che questa nascesse: è infatti già molto attivo con affiliazioni e tesseramenti con il Centro Sportivo Fiamma e quando questo si scioglie per far rinascere dalle sue ceneri ASI, lui è presente e attivo; da subito nel Consiglio Nazionale, poi Presidente Provinciale di Foggia, oggi ricopre, da due mandati, la carica di Presidente Regionale Puglia.
Racconta di una Puglia inaspettata, dinamica, sportiva a 360°, resa inerme dalla minaccia di un virus anche se solo marginalmente è stata interessata dai contagi. I contagiati totali infatti sono stati 4470 con soli 17 interventi di terapia intensiva a fronte dei 172 ricoverati e dei 1350 soggetti in isolamento domiciliare. Numeri esigui se confrontati con quelli delle regioni maggiormente interessate.
 
Qual è il volto sportivo della Puglia e quali le sue peculiarità?
"La Puglia ha da sempre una grande vocazione per lo sport, complice forse la natura e gli spazi aperti che la caratterizzano. Esistono certamente notevoli differenze tra una provincia e l’altra, ma diciamo che complessivamente le più carenti da un punto di vista sportivo / sociale / economico, vengono ampiamente compensate dalle altre. Complessivamente comunque la regione è sempre presente a livello nazionale nelle manifestazioni sportive di spicco di svariate discipline e questo è dovuto a una certa vivacità di tutto lo sport di base del nostro territorio".
 
Com'era il volto della regione prima del coronavirus e in che modo è cambiato durante l’emergenza? 
"E’ stato triste assistere all’immobilizzazione della popolazione e dei centri abitati; per gli sportivi è stata più dura che per altri: abituati a essere sempre in movimento hanno mal sopportato l’impossibilità di mantenere i propri ritmi. Quelli di lockdown sono stati mesi pesanti sia fisicamente che moralmente: qualcuno ha tentato di sopperire alla mancanza di training cadenzato con attività surrogate, ma anche chi ha tentato di fare un po’ di footing in solitudine è stato visto male, criticato e a volte anche multato. Si è forse un po’ esagerato con i provvedimenti: in fondo in una regione poco colpita come la Puglia, uscire a praticare un po’ di movimento in sicurezza ed assoluta solitudine non poteva nuocere, ma giovare invece anche da un punto di vista mentale oltre che fisico. Ma presto tutti si sono adeguati: i pigri non ne hanno risentito, mentre per gli sportivi è stata un po’ come una condanna. Non parliamo poi di chi con lo sport ci lavora: in questo caso il lockdown è stato fortemente dannoso anche da un punto di vista economico con evidenti ricadute sul morale di tutti. Insomma, riprendere le attività sia pure gradualmente, è stata come una liberazione".
 
Il contagio drammatico al Nord...
"Innanzi tutto dobbiamo dire che la Puglia, come pure altre Regioni come la Calabria o il Molise, non sono state colpite duramente, cosa che invece è avvenuta per altre zone. Da noi non è avvenuto quello a cui abbiamo assistito nel Nord Italia. Per questo, quali ne siano le cause, ritengo che sarebbe stato utile differenziare gli interventi restrittivi rendendoli meno drastici nelle aree meno colpite dal virus. Forse non abbiamo la competenza adeguata per giudicare gli interventi fatti, ma di certo all’estero si è agito diversamente: ho personalmente svariati contatti con colleghi di Germania, Austria e altri Paesi europei e mi riferiscono che da loro il lockdown è iniziato dopo e finito prima. L'epidemia è la stessa, ma è stata affrontata in maniera diversa e anche il mondo dello sport all’estero ha sofferto meno".
 
L’emergenza sanitaria si accompagna indubbiamente a un’emergenza economica: quali saranno le ricadute sullo sport?
"Una riapertura delle attività, seppur contingentata, si è avuta solo da poco quindi ci sarà bisogno di tempo per capire bene tutte le possibili ripercussioni: di certo ce ne saranno e anche pesanti. Analogamente alle attività commerciali, abbiamo davanti a noi una strada tutta in salita. Per gli sport da contatto poi, la ripresa sarà ancora più lenta. E poi le gare… Lo sport si regge sui risultati delle competizioni: è con quelle che le società e gli atleti attirano l’attenzione su di sé e creano l’incremento e il ricambio di tesserati necessario per vivere. Finchè non riprenderemo a gareggiare dovremo fare a meno della pubblicità che deriva dai risultati degli atleti perciò dobbiamo conquistare una maggiore libertà, ma questo è strettamente connesso col nostro senso civico: dovremmo innanzi tutto cercare di non essere noi stessi a metterci nei guai da soli, dovremmo cercare di seguire tutte le prescrizioni per la sicurezza; in fondo anche quando si ha un semplice raffreddore si cerca di mantenersi lontano dagli altri per non contagiarli".
 
Ci sono stati molti eventi ASI sospesi o cancellati? 
"C’erano in programma una miriade di manifestazioni che non si sono potute realizzare; la maggior parte sono state cancellate, per altre si vedrà cosa succede a settembre. Penso a tutti i campionati, i saggi di chiusura anno, le feste patronali o gli eventi nelle piazze per non parlare di quelli nei centri turistici che qui da noi riempiono la stagione primaverile ed estiva. Forse a settembre riusciremo a capire meglio in che direzione andare".   
 
Qual è il feedback che arriva dai Comitati Provinciali?
"Le situazioni sono molto diverse da provincia a provincia; alcune sono riuscite a mantenere il servizio e il contatto con le società affiliate avvalendosi dello smartworking del personale, altri invece hanno dovuto sospendere completamente le attività per un periodo. Tra noi dirigenti ci siamo mantenuti in contatto con frequenti videochiamate e conferenze: è stata l’unica maniera per spalleggiarci l’un l’altro e per questo dobbiamo ringraziare la tecnologia che ci è venuta in aiuto: se tutto questo fosse successo 30 anni fa sarebbe stato decisamente peggio, saremmo rimasti isolati e senza alcuna possibilità di dar luogo ad una progettualità alternativa con i nostri affiliati".
 
Quali sono state le reazioni delle associazioni alla chiusura forzata?  
"Abbiamo cercato di tenerli tutti uniti informandoli costantemente sull’evolversi della situazione e sulle possibilità di ottenere aiuti. Sappiamo che alcuni hanno aderito alla possibilità di ottenere il mutuo light, ma non abbiamo ancora dati precisi: non tutti hanno riaperto e del resto le attività sono consentite da soli pochi giorni. Il Coronavirus ha comunque avuto un impatto tale da aver cambiato l’atteggiamento delle società: prima di questa emergenza ognuno faceva per sé e non era pensabile una collaborazione tra società che fosse tanto stretta quanto stabile; oggi invece ci sono palestre che si consorziano per aiutarsi e gestire insieme palazzetti e strutture comunali. Vivere l’emergenza ha fatto comprendere loro che se ognuno mette del suo si possono creare sinergie produttive e che unendosi possono ottenere di più".
 
Un aiuto è arrivato anche dall’intervento di Sport e Salute per i collaboratori sportivi. 
"E’ stato un aiuto utilissimo per dare una boccata d’ossigeno a tutti coloro che, diversamente, sarebbero rimasti senza nulla; se poi, come il Ministro Spadafora ha promesso, il contributo di 600 euro sarà confermato anche per gli altri due mesi, sarà stato un intervento davvero significativo, anche se, certamente, non risolve il problema. 
Per il mutuo light invece ho qualche perplessità: credo non sia un aiuto per tutti; per ottenere una cifra di 25mila euro un’associazione dovrebbe aver incassato 100mila euro nel 2019 e questo non è alla portata di tutti. Sarebbe stato più semplice e più diretto alla massa non legare il tutto al precedente fatturato, ma concedere un prestito dai 5 ai 20mila euro in base alle necessità del singolo, ovviamente con obbligo di rendicontazione".

 
Dal 25 maggio la possibilità di apertura è stata concessa a tutte le società: previsioni e suggerimenti sulle modalità di riapertura?
"La prima cosa da fare è seguire le normative del Governo alla lettera: ci saranno controlli ed è bene che tutti siano in regola per evitare multe, chiusura dei locali e soprattutto per evitare che si diffonda di nuovo il virus; penso che le norme andrebbero semplificate un po’, ma dobbiamo armarci di tanta pazienza anche se le regole sono tante. Ricordiamoci comunque che per chi fa sport la mascherina può essere più un danno che un beneficio, quindi l’uso va adattato caso per caso. Non abbiamo grandi possibilità di scelta se non andare avanti con decisione e tanta pazienza e vedere cosa ci riserva il futuro: abbiamo preso una pesante “bastonata” e so per certo che non potremmo sopportarne un’altra.
Spero solo che a settembre si riparta in pieno, ma non conosciamo ancora la reazione della gente alla paura: adesso molti hanno il timore di chiudersi nelle palestre e se il punto interrogativo è quello della paura delle persone, dobbiamo sperare che ripartano le scuole: in quel caso le famiglie si tranquillizzeranno e manderanno i figli anche a fare sport. Ma se le scuole dovessero andare a singhiozzo anche le palestre saranno semivuote". 


Un futuro ancora tutto da scoprire quindi.
 
[  Chiara Minelli  ]