Marche, l'esempio di resilienza di una Regione tra le più colpite

14 Mag 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

“Il valore di te stesso non si misura per quanto sei bravo quando le cose vanno bene, ma per quanto sei organizzato e strutturato in una situazione di difficoltà”.
 
 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Sesto appuntamento, con le Marche, dopo l'esperienza di: 

Veneto
Lombardia
Piemonte
Liguria
Trentino-Alto Adige

- Friuli-Venezia Giulia
- Emilia Romagna
- Valle D'Aosta

 


MARCHE
Sammy Marcantognini

 
Sammy Marcantognini è stato con il suo staff un “pioniere” di ASI nelle Marche dove, poco meno di 20 anni fa, ha dato inizio al suo lavoro. Oggi restituisce un’immagine dello sport nella Regione costellato di interventi ASI con una solida rete di collaborazione tra i Comitati Provinciali e il Comitato Regionale. Ex giocatore di Tennis e psicologo, Sammy è responsabile del Settore ASI Psicologia dello Sport e dirige il Comitato Regionale ASI Marche.
La Regione delle Marche, con i suoi 6570 contagiati e oltre 15mila deceduti, è stata una tra le più colpite dal Coronavirus, soprattutto nella provincia di Pesaro Urbino. Oggi il trend è quello di calo del numero totale dei casi positivi anche grazie a una gestione della Fase 2 in cui il contenimento viene garantito da un numero crescente di persone sottoposte a tampone. Sammy Marcantognini commenta così i provvedimenti presi e le situazioni che ne sono derivate.
"Credo che il lockdown sia stato molto efficace, anche se ritengo sia arrivato troppo tardi e per questo motivo le misure hanno necessariamente dovuto essere troppo restrittive: ma penso che sia stato anche un grave errore vietare del tutto l’attività sportiva all’aria aperta; questo ha posto le basi per tutta una serie di problemi psicologici e fisici che si ripercuoteranno sulla popolazione nei prossimi mesi; ne vediamo alcuni effetti già adesso attraverso le manifestazioni di disagio psicologico e psichiatrico che sono aumentate in questi mesi".
 
Come ha reagito la popolazione e in che modo può essere supportata?
"La popolazione ha risposto con molta disciplina rispetto alle disposizioni governative emanate ed è stato importante mantenere nonostante tutto la connessione tra le persone e particolarmente coi bambini attraverso gli strumenti tecnologici. Oggi però dobbiamo secondo me spostare la nostra attenzione sul lavoro coi genitori piuttosto che sui minori: ritengo infatti che le videochiamate o le sessioni on line siano progressivamente diventate poco produttive perché i bambini sono pieni di sedute di questo tipo con la scuola perciò a questo punto la nostra attenzione deve spostarsi sui genitori sui quali possiamo dirigere il nostro aiuto affinché possano essi stessi imparare come essere più efficaci con i propri figli". 
 
Come si presentano i centri abitati adesso? 
"Le Marche sono costellate di piccoli centri abitati che negli ultimi 10 giorni hanno leggermente ripreso vita in quanto ad attività all’aria aperta; le persone comunque non hanno mai smesso di lavorare per la forma fisica, anche se erano costrette a casa; a questo proposito è stata utilissima l’estensione di polizza ottenuta da ASI per le attività motorie a casa: ha consentito a tutti di proseguire in copertura assicurativa i propri allenamenti, seppure in una forma diversa.
Inoltre, il fatto che adesso le palestre debbano ancora rimanere chiuse, mentre è consentita l’attività all’aperto, ha fatto scoprire a molti sportivi abituati ad allenarsi solo al chiuso, il piacere di sfruttare gli spazi all’aria aperta offrendo una visione per alcuni nuova del concetto di allenamento".

 
Emergenza sanitaria ed economica: quali saranno le loro ricadute sul mondo dello sport? 
"Come rileva saggiamente il Presidente Barbaro, il Governo non ha dato sufficiente attenzione allo sport di base, mentre quello professionistico ha catalizzato l’attenzione. Lo sport di base, invece, oltre a rappresentare per le attività sportive una distribuzione più capillare sul territorio rispetto allo sport di vertice, è anche fondamentale per l’economia del Paese e per il benessere della sua popolazione. Fatte queste considerazioni risulta scarsa la considerazione che gli è stata concessa e conseguentemente esiguo il contributo finanziario previsto dalle ordinanze". 
 
Quali prospettive ci sono in questo momento per le Società sportive? 
"Il momento è particolare, non sono disponibili regole da seguire vista l’eccezionalità della situazione, perciò ritengo che a questo punto molto stia alle capacità dei singoli di creare nuove iniziative e pianificare con dinamismo e innovazione. 
Penso sia anche molto importante che le società dispongano della liquidità necessaria alla ripresa perciò spero tutti comprendano l’importanza di assicurarsi danaro mediante le convenzioni attivate a basso interesse o attraverso gli stanziamenti a fondo perduto, se mai ce ne saranno. In questo, secondo me, è ottimo il contributo previsto dall’Istituto del Credito Sportivo che potrà essere d’aiuto sia a noi come Comitato che alle Società affiliate. Anche l’intervento economico di Sport e Salute è stato significativo: per quanto i miei collaboratori non lo abbiano ancora ricevuto, ritengo sia stata una misura necessaria anche se il focus avrebbe dovuto essere su un’azione più sistematica". 

 
Qual è il feedback dei Comitati Provinciali? 
"Con tutti loro lavoriamo da sempre in sinergia, compatti come una vera e propria squadra, senza differenze, ma con una grande collaborazione e ciascuno fornisce con entusiasmo il proprio contributo. Il servizio al pubblico e gli uffici non hanno mai smesso di lavorare: dall’inizio del lockdown fino al 4 maggio, seppure i locali siano stati necessariamente chiusi, abbiamo lavorato in smartworking proprio per non interrompere il servizio a affiliati e tesserati; da poco più di una settimana siamo tornati a attivare modalità quasi regolari, pur nel rispetto di tutte le precauzioni di distanziamento sociale e di utilizzo dei presidi prescritti".    
 
Parliamo degli eventi cancellati di questi mesi. 
"Inevitabilmente la lista degli eventi cancellati o rimandati è molto lunga, ma ciò che al momento preoccupa maggiormente è il ripercuotersi dell’emergenza sulla stagione estiva: sono a rischio tutte le attività educative, formative e ludiche che normalmente con la chiusura delle scuole vengono attivate con i centri estivi. L’impatto con questo problema sarà pesante perché quest’ambito costituisce un indotto importante per la Regione e avrà una ricaduta significativa anche sulle famiglie". 
 
Come stanno reagendo le associazioni?    
"Alcune attività da qualche giorno sono potute ripartire in questa Regione, come ad esempio il Tennis; ma si è attivato, anche durante il lockdown, un meccanismo virtuoso di mutuo aiuto per cui coloro che hanno potuto hanno aiutato le realtà maggiormente in difficoltà, quasi alla ricerca di un’omeostasi che, grazie alle sinergie attivate, tende a garantire il minimo a tutti".
 
Previsioni e suggerimenti sulle modalità di riapertura? 
"Non dobbiamo smentire ciò che ogni giorno pratichiamo col nostro lavoro: dobbiamo assumere un atteggiamento da sportivo, non aspettare ma cercare di anticipare. Questo è il momento giusto per lavorare sugli staff, migliorare competenze, implementare le attività di formazione. Io e il mio staff abbiamo da sempre un decalogo di azione dal qual abbiamo scelto un punto da applicare in questo periodo e da psicologo dello sport ritengo che sia il più adatto: “il valore di te stesso non lo devi misurare per quanto sei bravo quando le cose vanno bene, ma per quanto sei organizzato e strutturato quando sei in difficoltà”. E questo a mio parere è il messaggio più valido anche per tutte le Società".
[  Chiara Minelli  ]