L’Italia dello sport nel post lockdown: la testimonianza della Sardegna

12 Giu 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

“La popolazione disorientata ha rischiato l’immobilismo per la paura di incorrere in errori irreparabili”
 
 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Quindicesimo appuntamento, con la Sardegna, dopo l'esperienza di: 

Veneto
Lombardia
Piemonte
Liguria
Trentino-Alto Adige

- Friuli-Venezia Giulia
- Emilia Romagna
Valle D'Aosta

Lazio
Marche
Umbria
Puglia
Toscana
- Basilicata

 



SARDEGNA
Roberto Garau

Sardegna, terra ruvida e dura, eppure ricchissima: di natura, di paesaggi, di sapori, di archeologia. Una terra di forti contrasti, la cui popolazione ne rispecchia il carattere scabro eppure generosissimo. In questi giorni, quasi timidamente, alcune delle attività riprendono lentamente vita, ma sono molti quelli che hanno scelto di aspettare per comprendere meglio; gli uffici del Comitato Regionale ASI sono aperti, sia pure solo per appuntamento, ma aleggia ancora parte di quel silenzio surreale che ha caratterizzato le settimane di lockdown. “Nei primi giorni di riapertura dopo mesi, la popolazione ha preferito attendere ancora, ha scelto la via della prudenza nell’assoluta incertezza normativa: i dettami regionali cozzano con quelli governativi e spesso mancano di concretezza e protocolli attuativi. Per questo la gente ha paura di sbagliare e in molti casi preferisce attendere e rimanere a guardare”, così racconta Roberto Garau, Presidente del Comitato Regionale ASI Sardegna che conosce bene la popolazione degli sportivi dell’isola essendo lui stesso atleta di arti marziali e poi Presidente Provinciale, prima di giungere alla guida della regione, oggi al suo secondo mandato. 

Una ripartenza “in salita” Presidente? 
“Si, solo da pochissimo si comincia a muovere timidamente qualcosa; più che altro richieste di informazioni per le riaperture, ma i primi giorni dopo il lockdown sono stati in qualche modo simili alle settimane di chiusura: la popolazione ha spontaneamente preferito affacciarsi con molta calma alle attività piuttosto che affrettare i tempi. Ricordo addirittura l’episodio che è finito anche sui giornali in cui una giovane titolare di attività aveva alzato la serranda del proprio negozio per accedervi con un tecnico e prepararsi alla riapertura: nel giro di poco sono arrivati i Carabinieri allertati dalla popolazione che, per paura stesse riaprendo, avevano fatto pervenire 18 chiamate di allerta al Comando in pochi minuti!
Normative e procedure non sono sempre chiare quindi alcuni rimangono in attesa; di fatto solo alcune attività hanno messo in atto una sorta di rodaggio del sistema e persino il motocross che spingeva per ripartire prima possibile ha avuto delle incertezze: adesso si sta tentando di far ripartire il circuito che, del resto, ne ha bisogno avendo raggiunto numeri quasi doppi rispetto a quelli della Federazione di riferimento”.


Paura o senso del dovere? 
“Direi entrambe. L’incertezza è molto grande a va di pari passo con l’informazione che secondo me è stata lacunosa e in alcuni casi fuorviante: si è partiti minimizzando e paragonando il tutto a un’influenza e si è compresa la gravità solo quando il numero delle vittime è diventato inequivocabile; le cure somministrate hanno cambiato orientamento più volte mentre lo Stato ha cominciato a chiedere di restare a casa: in questo quadro confuso la popolazione sarda ha preso atto di trovarsi di fronte a qualcosa di sconosciuto e ha ligiamente deciso di chiudersi in casa”.

In definitiva però, e forse anche grazie a questo atteggiamento, la Sardegna è stata risparmiata dal Covid nella sua forma più estrema
“Aggiungerei che il diffondersi dei casi, seppure inferiore a altre Regioni, è stato interamente dovuto all’incapacità di gestire la situazione da parte del sistema sanitario: la stragrande maggioranza dei contagi è avvenuta all’interno degli ospedali di Sassari e Nuoro; qui, il personale, preso completamente alla sprovvista, non ha evidentemente saputo arginare la situazione tanto che i due nosocomi sono diventati essi stessi il principale ricettacolo di proliferazione del virus”.

​Con 1356 casi totali di cui la gran parte concentrati a Sassari (870), seguita da Cagliari (251), ha avuto 130 deceduti in tutta la Regione.

Ci sono quindi delle responsabilità da parte delle Istituzioni? 
“Ce ne sono e sono molto grandi: il lockdown è stato attivato troppo tardi e è stato mantenuto troppo a lungo; alcune Regioni non avevano bisogno di un’immobilità così prolungata e questa chiusura totale e indiscriminata ha danneggiato profondamente l’economia di aree che, avendo solo pochi casi, avrebbero potuto riaprire molto prima e assorbire il colpo in maniera diversa. Poi ci sono state regioni che hanno ritenuto di avere più libertà nell’applicazione, ma qui in Sardegna durante il lockdown le città e i paesi erano deserti, invasi da un silenzio assordante e surreale in cui la chiusura è stata totale e rispettatissima”.

In questo momento il blocco del turismo influisce sull’immobilizzazione delle attività sportive?
“Moltissimo. La crisi nel comparto del turismo tira verso il fondo molta parte dello sport che vi è inevitabilmente legato. Le prenotazioni bloccate, il fantasma del passaporto sanitario immobilizzano di fatto decine di attività che sfruttano il turismo generato dal nostro paesaggio variegato fatto di riserve marine, dune di sabbia desertiche, siti di interesse archeologico e bellezze naturalistiche: ne risentono in primis i trekking e l’equiturismo che portano in luoghi onirici dove non si può arrivare con i mezzi di trasporto, come avviene a Piscinas dove c’è la spiaggia desertica più grande d’Europa; e poi ci sono gli sport acquatici come ad esempio la pesca sportiva: quest’ultima in particolare è lo sport di mare cha ha avuto l’esplosione più evidente nelle ultime stagioni; sta prendendo molto piede sia quella da spiaggia, da costa che quella in mare. E poi pensiamo al windsurf o al trasporto dei turisti in mare per visite delle coste o per la pesca stessa”.

Ci sono stati eventi cancellati e si potranno recuperare? Il volto dello sport cambierà? 
“Sono saltati un gran numero di eventi perché questa è proprio la stagione in cui si svolgono la maggioranza di essi: tornei, chiusure corsi, saggi di fine anno, eventi popolari. Aspettavamo con particolare trepidazione questi mesi per l’Inus Trail, un percorso di montagna inaugurato lo scorso anno: ha avuto un grande successo tanto che avevamo deciso di potenziarlo, invece abbiamo dovuto annullarlo e non potremo riprogrammarlo a causa della calura estiva che mal si sposa con questo tipo di iniziative. Temo che molte cose ancora cambieranno e influenzeranno inevitabilmente il volto dello sport come ce lo ricordiamo: le prescrizioni sulla sicurezza dureranno ancora a lungo condizionando inevitabilmente i ritmi di ogni disciplina; non sappiamo ancora come sarà, ci muoviamo con troppe incognite. Ci dobbiamo inoltre preparare a una seconda ondata che percepiamo come possibile in autunno”.

Parliamo degli interventi economici d’aiuto se ce ne sono stati
“Per quel che riguarda gli eventi cancellati non si parla affatto di contributi da parte delle Istituzioni per riprogrammarli. L’unico intervento, secondo me veramente degno di nota, è quello di Sport e Salute per i collaboratori sportivi; certo, non tiene conto delle numerose realtà che vivono un po’ alla giornata non regolarizzando i propri collaboratori; quindi è arrivato a un numero limitato di lavoratori. Per il resto l’assenza dello Stato per lo sport è stata sconcertante: addirittura fino a metà lockdown non si è mai sentito il Ministro e l’assenza di informazioni, oltre che di economie, l’ha fatta da padrona. Alcune associazioni hanno addirittura deciso di non attendere gli aiuti, ma di attivarsi autonomamente a tutto tondo: si sono aiutate le une con le altre e si sono addirittura attivate per venire in soccorso di realtà particolarmente carenti con delle raccolte alimentari. 
Adesso la generosità che contraddistingue il popolo sardo deve unirsi alla sua altrettanto grande capacità di adattamento per trovare le soluzioni per ripartire in sicurezza”.


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Il focus su Cagliari

La provincia di Cagliari è particolarmente viva da un punto di vista sportivo e probabilmente il merito va in gran parte al Presidente Corrado Pani e al suo staff: “L’assistenza che forniamo alle nostre associazioni è totale affinché possiamo alleggerire ognuno di tutto ciò che non è sport: burocrazia, contatti con le istituzioni, sono queste le cose che prendiamo in carico noi per lasciare che le associazioni si occupino dello sport che hanno scelto, spesso per passione e non per guadagno". 
La provincia è ricca di iniziative soprattutto sul fronte degli sport da combattimento e delle arti marziali, del nuoto, del Ket Bell (sport di sollevamento russo) e del motocross. Tutti hanno risentito della pausa forzata: la lontananza dal tatami piuttosto che dalla polvere delle piste o dall’acqua delle piscine è stata dura. Ciascuno si è ingegnato con lezioni on line per sopperire al disagio e tenere unito il gruppo e, a seguire, anche grazie alla comprensione e collaborazione dei comuni, alcuni sport hanno potuto riprendere usufruendo dello spazio all’aperto dei parchi cittadini. Ma questo naturalmente non è stato possibile per tutti: il nuoto, avendo spesso piscine piccole a 6 corsie, sta facendo più fatica. Anche il motocross enduro su pista in terra battuta soffre dell’interruzione del campionato perché, se è vero che per ogni disciplina è importante poter finalizzare il lavoro attraverso una programmazione anche di manifestazioni, è anche vero che il campionato di motocross in particolare ha sempre fatto impallidire qualunque altro appuntamento in moto: iniziato come ogni anno a gennaio, avrebbe dovuto andare avanti come di consueto fino a ottobre: 100 /120 i partecipanti a ogni appuntamento con copertura di tutte le categorie sia di cilindrata che di età. Numeri e un’organizzazione che spesso fa invidia anche in ambito federale. La paura purtroppo sta frenando le persone e la gente inizia a cercare sfogo andando al mare: sarebbe importante poter riprendere questo e altri campionati per motivare la popolazione degli sportivi.
 

 
 
Sardegna, terra di sport equestri

Il legame tra il cavallo e la Sardegna è atavico e legato alla ruralità del lavoro e delle tradizioni, tanto religiose quanto laiche; prova ne sia l’esistenza di una razza equina addirittura autoctona: il cavallo Anglo – arabo sardo. Alcune delle attività oggi praticate mostrano ancora uno stretto legame con la tradizione (come la Monta da Lavoro e il Turismo Equestre), altre invece ne rappresentano un’evoluzione che raggiunge lo sport (come il Ludico Addestrativo) e il valore sociale (come per il progetto Is Arenas). ASI ha una forte rappresentanza in ciascuno di questi ambiti costruita attraverso il capillare e costante lavoro del Settore Sport Equestri.

Il turismo equestre in Sardegna è particolarmente sviluppato, complici una serie di fattori, tutti tipici di questa terra. Innanzi tutto, ovviamente, la diffusione del turismo in terra sarda fa la sua parte: da tutto il mondo oltre che dal resto d’Italia giungono numerosi in ogni stagione per ammirare le bellezze del luogo. Ce ne parla Mauro Viaggi, Responsabile del Turismo e Equestre a Cavallo della Sardegna per ASI Sport Equestri, che da Sassari racconta anche di un gemellaggio fisso fatto con la regione Umbria proprio per iniziative dell’ambito. “Così come i colleghi umbri, numerosi sono gli amici delle terre limitrofe o anche di molto più lontano che ci vengono a trovare per i nostri raduni. Generalmente partiamo con 40/50 cavalli, tutti Anglo-arabo sardi”. E questa è un’altra di quelle peculiarità che fa del turismo equestre in Sardegna una materia particolare: la razza di cavalli quasi sempre usata è quella autoctona, gli Anglo-arabo sardi; una razza veloce e con una morfologia del piede robusta, caratteristica fondamentale per affrontare determinati terreni. E poi ci sono i paesaggi e l’archeologia: la natura selvaggia contorna spesso chiese campestri, miniere dismesse o nuraghe, attrattive insostituibili di questa terra. “Quest’anno abbiamo elaborato un calendario che prevedeva un raduno al mese: naturalmente abbiamo dovuto interrompere a causa del Covid, ma presto riprenderemo”. Dai racconti di Mauro emergono le descrizioni di paesaggi a volte lunari, brulli e rocciosi, a volte esplosivi come quello del lago di Baratz: trekking di una o più giornate che portano talvolta da paese a paese e talvolta dal monte al mare.

Una realtà equestre molto radicata in Sardegna è quella della Monta da Lavoro: si tratta della versione sportiva delle attività equestri tradizionalmente praticate nel passato per il lavoro in campagna. Il carattere rurale della Sardegna, costellata di piccoli centri e paesi ancora molto legati alle tradizioni della terra, fa di questa regione una delle prime in Italia per frequentazione ed importanza della Monta da Lavoro a tutti i livelli; a partire dal livello amatoriale, molti in Sardegna sono proprietari di almeno un cavallo e rappresentano una cospicua fetta di praticanti tutti coloro che seguono le tradizioni locali, montano tutti i giorni e sono soliti indossare il costume tradizionale (vellutino nero e camicia bianca) seguendo le feste patronali. Per coloro che amano montare anche fuori dalle ricorrenze tradizionali, la Monta da Lavoro offre 4 specialità, tutte ampiamente praticate in Sardegna: prove di addestramento, attitudine, abilità e sbrancamento. Salendo di livello fino ai vertici della disciplina, possiamo affermare che quasi tutti gli anni una rappresentanza sarda è presente nelle gare internazionali con uno o più binomi e la Sardegna stessa è stata più volte meta di importanti appuntamenti agonistici internazionali: nel 2006 Oristano ha ospitato il Campionato Europeo Juniores, nel 2008 il Campionato Europeo Seniores ha avuto luogo a Arborea presso l’Horse Country Resort. Prossimo appuntamento il Campionato Mondiale di Monta da Lavoro che verrà ospitato nel 2022 di nuovo presso l’Horse Country Resort a Oristano: 40 ettari di natura incontaminata affacciati sul Golfo di Oristano in luoghi di assoluto pregio naturalistico con centro equestre interno la cui direzione tecnica per la Monta da Lavoro è affidata al referente nazionale di ASI Sport Equestri Aldo Capovilla.
Il coordinamento territoriale delle attività si avvale, inoltre, della prestigiosa collaborazione di Carlo Giuliano, cavaliere internazionale di Monta da Lavoro che ha partecipato ai campionati europei e ai campionati mondiali in Brasile. 

L’ASD Caddos Birdes, realtà capofila del Ludico Addestrativo ASI Sport Equestri in Sardegna è frutto di più di un decennio di esperienza, si trova ad Ozieri in provincia di Sassari ed offre un approccio al cavallo che è per tutti attraverso la cura dell’animale. La sua attenzione particolare è sui minori attraverso le attività di Pony Club, Pony Games e Mounted Games senza dimenticare i bambini speciali attraverso un’apposita sezione di equitazione per disabili. Recentemente ha ospitato uno stage del Settore ASI Sport Equestri tenuto dal Tecnico francese Jaques Cavè, autorità di levatura mondiale nel campo del Ludico Addestrativo e anche durante il lockdown è stato vicino ai suoi allievi partecipando all’iniziativa Restiamoaca…vallo di ASI Sport Equestri attraverso una raccolta di lavori grafici dei suoi piccoli cavalieri.


 
 


 
 
Un film, prodotto da ASI, tra e dune della Sardegna

ASI ha prodotto un docufilm, con la regia di Michelangelo Gratton, basato su un progetto che nasce dalla collaborazione con la Casa di reclusione omonima in sinergia con l’hotel Le Dune Piscinas: la zona del carcere è caratterizzata da dune che degradano verso il mare e da una natura estremamente selvaggia; i 12 detenuti selezionati della Colonia sono stati formati in ambito equestre ad opera di ASI Sport Equestri, hanno acquisito una professionalità coronata dall’assegnazione di titoli tecnici e hanno iniziato a prestare la loro opera come guide a cavallo per i turisti della zona, divisi tra la colonia stessa ed il resort che insiste sulla medesima area, in un progetto sperimentale di turismo equestre. Tre le ippovie tracciate nei 3000 ettari della Casa di reclusione che attraversano una delle vere e proprie zone desertiche d’Europa, tra dune contornate da ginepri e ginestre e abitate dal cervo sardo e dalla testuggine mediterranea che qui depone le sue uova. La trasversalità dello sport equestre come strumento sociale permette ai detenuti di diventare guide per i turisti appassionati del cavallo e del quadro naturalistico e paesaggistico in cui sono immersi. Toccante la storia di uno dei detenuti che diventa il protagonista del film che prende il nome dalla località di Is Arenas.


 
 

[  Chiara Minelli  ]