Intervista a Marco Lodadio. "La mia vita tra gli anelli: quelli della Ginnastica e quelli delle Olimpiadi"

30 Lug 2020 | Redazione web ASI
Sportiva | Ginnastica artistica

Vi racconto il mio lockdown
e un sogno olimpico sfumato per la pandemia...


Il colmo per un atleta olimpico? Ricevere nel giorno del proprio compleanno la notizia dell’annullamento delle Olimpiadi. E proprio questo è successo a Marco Lodadio il 24 marzo di quest’anno. “Stavo lavorando ormai da mesi per la partecipazione ai Giochi quando si è cominciato a sentir parlare di Coronavirus; pian piano la pandemia si è scatenata, ma io non ho smesso di lavorare: ero molto lanciato, avevo già preparato un esercizio con valore più alto di quello fatto al Mondiale, non potevo rallentare e continuavo a sperare che l’appuntamento potesse essere rispettato: mi sono chiuso in palestra e ho cercato di concentrarmi sul lavoro. Ho sentito molto la tensione di quel momento tanto che, non credo sia un caso, ho avuto un infortunio proprio in quel periodo: è stato molto difficile continuare come se niente fosse quando si è capito che il virus ormai si diffondeva senza confini. Quando è iniziato il lockdown ho voluto continuare a crederci: ho contattato un fabbro, ho ideato un attrezzo e me lo sono fatto costruire, in modo da avere la possibilità di continuare gli allenamenti anche a casa. Poi è arrivato il mio compleanno e quello stesso giorno è stata data notizia ufficiale dello slittamento delle Olimpiadi 2020”.
 

(L'attrezzo ideato da Marco Lodadio per affrontare il lockdown)

Un fatto, quello dello slittamento delle Olimpiadi, che non ha precedenti nella storia e che in più battezza il tuo compleanno. Come rimodulerai adesso le tue aspettative e tutto il lavoro che c’è dietro?
“Una cosa per volta: l’intenzione di arrivare preparato all’appuntamento è fortissima, ma adesso devo cogliere l’occasione datami da questo rallentamento del programma per dedicarmi a qualcosa che ancora non è stato ufficialmente diffuso: colgo l’occasione per farlo adesso. Mi sono sottoposto a un piccolo intervento a una spalla. Come raccontavo, a marzo, complice forse tutta la tensione per la preparazione olimpica mista allo stress del possibile annullamento dell’appuntamento, ho avuto un piccolo infortunio; durante il lockdown non è stato possibile fare adeguati accertamenti: ho solo cercato di mantenere il tono muscolare attraverso il lavoro e la fisioterapia. In seguito, fatte tutte le prove necessarie, si è evidenziata la necessità di procedere con un’artroscopia alla quale ho deciso di sottopormi al più presto”.

Cosa comporterà questo per la tua preparazione?
“Non posso ancora saperlo con precisione, ma non credo si tratti di nulla di complicato; certo è che io sono un atleta che “vive sulle spalle” perciò dovrò dare tempo al tempo per non compromettere nulla; si tratterà di portare un tutore per un periodo, poi di sottoporsi alla fisioterapia che avrà un tempo diverso a seconda del lavoro che è stato fatto e poi, piano piano, si ripartirà con la preparazione vera e propria. Se tutto va come deve, conto di rientrare nel vivo delle competizioni all’inizio del prossimo anno per completare la preparazione per le Olimpiadi”.

La pandemia ha dunque lasciato un segno indelebile?
“Credo di si, sia per me, che per lo sport in genere che per gli impianti sportivi che per tutti coloro che di sport vivono non solo come atleti, ma anche come personale di questo mondo a vario titolo. Siamo ancora in una situazione di incertezza: la decisione sullo svolgimento delle Olimpiadi è stata in realtà solo rimandata a ottobre, mese in cui, a seconda della diffusione del Covid 19, potrebbe essere deciso per l’annullamento definitivo e io sto vivendo con questo pensiero. Per contro, nonostante la gravità della situazione sia sotto gli occhi di tutti, noto un eccesso di tranquillità: le persone a mio avviso non stanno adottando sufficienti precauzioni e vivono in maniera troppo facile una situazione che potrebbe ribaltarsi da una settimana all’altra. Abbiamo in questo momento secondo me la tendenza a sottovalutare, mentre dovremmo essere più prudenti. Le società sportive hanno fatto e stanno facendo degli sforzi così grandi che mi rendo conto che non si possano sopportare a lungo, ma del resto ne va della prosecuzione stessa delle attività. Riesco a mettermi con facilità dalla parte degli operatori del mondo sportivo perché abbiamo una palestra di famiglia a Frascati che, dopo anni di attività, abbiamo deciso di chiudere per la prima volta: ci siamo resi conto della gravità della situazione e non riapriremo se non potremo stare più tranquilli rispetto ai contagi”.

Raccontami la “tua” ginnastica, il tuo modo di vedere questo sport che dal di fuori risulta essere un affascinante connubio di leggerezza e forza.
“In effetti lo è anche se è frutto di un insieme di più cose. Coordinazione, forza, velocità e mobilità articolare; poi ogni atleta ha delle caratteristiche specifiche: io ad esempio sin da subito ho dimostrato di avere un’ottima coordinazione, un eccellente rapporto peso/potenza, ma di essere più carente nella mobilità articolare; ho dovuto lavorare di più su questo punto e forse anche per queste mie caratteristiche gli Anelli sono la specialità che mi è più congeniale (oltre ad avermi sempre molto affascinato). In ogni caso ho lavorato duro su tutto, tanto che il mio primo titolo importante l’ho raggiunto nel Volteggio e all’inizio sembrava fosse proprio quella la specialità a me più congeniale. Giunto al livello di oggi posso dire che, come tutti gli sport praticati ad alto livello, anche la Ginnastica espone a qualche rischio. Tutti gli atleti di vertice sfidano i limiti del proprio corpo ed è per questo normale che si vada incontro a rischi di trauma. Il mio infortunio alla spalla rientra in questo margine di rischio, ma per il resto della mia carriera devo dire che sono stato fortunato: ho avuto solo infortuni di poco conto e senza conseguenze, tranne un intervento sempre a questa spalla, che ho subito a 14 anni”.
 
Non deve essere stato facile per un ragazzo così giovane e con tanta strada ancora davanti. Com’è stata per te da bambino e da adolescente?
“Quello dell’operazione a 14 anni è stato un momento traumatico: dovevo ancora formarmi come atleta, la strada davanti a me non era ancora così chiara, non ero certo che avrei avuto un futuro di atleta di prim’ordine per cui ho affrontato l’intervento con mille domande e incertezze. L’appoggio dei miei genitori è stato fondamentale, in quell’occasione come per tutto il periodo di bambino e adolescente. Loro ci hanno sempre creduto prima ancora di me. Da bambino ci hanno creduto perché, pur avendo una propria palestra, mi hanno sempre portato ad allenarmi fuori, anche lontano, per trovare ciò di cui avevo bisogno per crescere in questo sport. Io mi considero un po’ un “esperimento” di mamma e papà: il mio primo allenatore è stato papà, ma il mio primo vero allenatore è stato Luigi Rocchini; è cresciuto con me, sono 18 anni che mi allena; abbiamo avuto i nostri momenti di conflitto e di grande unione: oggi una fiducia sconfinata mi lega a lui.
E poi, per tornare ai miei genitori, anche da adolescente hanno creduto in me più di quanto facessi io stesso e mi hanno sostenuto anche in momenti in cui tra i 16 e i 18 anni pensavo spesso di non essere abbastanza bravo e di voler lasciare, nonostante poi io sia stato abbastanza precoce: il mio primo Oro agli Europei l’ho avuto a 17 anni nella disciplina del Volteggio”.
 

Maturità umana e maturità sportiva coincidono?
“Assolutamente no, almeno nel mio caso. Sono stato pronto fisicamente come atleta di alto livello intorno ai 20 anni,mentre umanamente non credo di essere stato maturo prima dei 23/24 anni”.
 
Oltre al duro lavoro fisico poi c’è quello psicologico.
“Quando vai in competizione, specie ad alto livello, l’approccio mentale è fondamentale: è chiaro che quando parli di vertice di una disciplina tutti coloro che vi sono giunti devono essere in una forma fisica ottimale, mentre l’approccio mentale può fare la differenza; e questo si è capito sempre di più negli ultimi anni e fa parte di quei cambiamenti che fanno la storia dell’evoluzione dello sport. Io stesso ne ho compreso pienamente l’importanza tanto che negli ultimi 5 anni mi sono fatto seguire con regolarità da uno psicologo sportivo”.
 
L’Italia ha una grande tradizione nella Ginnastica in generale e negli Anelli in particolare: un passato importante, con grandi predecessori come Chechi e Morandi; ma come è cambiata la Ginnastica di oggi rispetto a quella di ieri?
"E’ cambiata moltissimo un po’ in tutti i campi: nei metodi, nell’approccio all’allenamento, nelle gare, nella costruzione di un atleta. L’impiego di uno psicologo sportivo ad esempio costituisce proprio una di queste innovazioni fondamentali. E poi c’è l’evoluzione nella costruzione delle attrezzature: per fare un esempio su tutti, oggi le pedane del corpo libero posseggono sotto uno strato di molle che incide molto sulla spinta e quindi sulla performance. Anche nel lavoro di allenamento, la continua ricerca del miglioramento ha dato più metodo al lavoro in genere e all’uso di pesi e attrezzi in particolare. Non dobbiamo poi dimenticare internet: per quanto possa superficialmente sembrare strano, la rete è un mezzo di enorme importanza che fa la differenza con il passato; in un click riesci a seguire gli allenamenti dei grandi campioni, vedere cosa fanno i colleghi, tenerti aggiornato costantemente e scambiare informazioni”.
 
Parlami del tuo concetto di squadra.
“Beh, innanzi tutto allora dobbiamo parlare della magica Roma!” Fragorosa risata.“A casa mia per tradizione si tifa Roma e quindi anche io ne sono un tifoso fin da bambino, anche se ora non seguo più molto il calcio. In ogni caso quando ho incontrato Totti per me è stata una grandissima emozione perché era il mio idolo da bambino. Scherzi a parte io appartengo in questo momento a 2 squadre: quella della Nazionale e quella dell’Aeronautica, anche se molti membri dell’una appartengono anche all’altra; il legame tra di noi quindi è molto saldo. Io sono in Nazionale dal 2007 e all’inizio non ero un atleta fondamentale per la squadra, ma la voglia di primeggiare ha forgiato il mio carattere. Siamo da sempre molto coesi perché la nostra è sempre stata una squadra che ha dovuto lottare molto: per fare un esempio pratico nel 2019 a Stoccarda nei Campionati Mondiali qualificanti per le Olimpiadi siamo arrivati dietro alla Germania per soli 5 decimi a causa di un loro fallo poco valutato. Ce la mettiamo tutti davvero tutta, in entrambe le squadre. Quella dell’Aeronautica poi ha avuto il grande pregio di donarmi quella tranquillità economica che mi consente di allenarmi serenamente e dedicarmi solo a questo sentendomi un vero lavoratore con una sua stabilità”.
 
Una settimana tutta dedicata agli allenamenti quindi? Niente vita fuori dalla Ginnastica?
“L’impegno è gravoso, ma cerco di coltivare anche la mia vita privata. Al termine degli allenamenti torno sempre a Grottaferrata, ai Castelli Romani, dove ho scelto di abitare. Fa parte della zona nella quale sono nato, che amo molto anche se non l’ho mai vissuta come avrei voluto dovendo sempre allenarmi fuori. Mi piace però tornarci tutte le volte che posso, stare con quella che è la mia ragazza da 8 anni e con la quale convivo da qualche tempo. La domenica è un giorno che dedico al riposo, ma anche a rimanere in contatto con la realtà fuori dalla Ginnastica: ho coltivato amicizie anche fuori da questo contesto e cerco di mantenere le mie passioni; seguo le moto GP e sono un grande fan di Valentino Rossi; ho io stesso una moto che utilizzo naturalmente con le dovute cautele. Ma il sogno di girare in pista c’è. Per ora comunque il tempo fuori dalla palestra a disposizione è poco: la sola domenica non mi consente di viaggiare come vorrei, provare altri sport come mi piacerebbe e in ogni caso qualsiasi cosa io faccia sono sempre molto limitato dal dover sempre fare attenzione a non mettere a repentaglio il mio fisico in alcun modo”.
 
C’è anche un po’ di ASI nella tua vita?
”Si, abbastanza direi e in modi diversi. Alla fine del 2018 sono stato anche premiato da ASI in occasione del premio Sport e Cultura.
Mio padre Marco è Direttore Tecnico della Nazionale di ASI Vitattiva di Alfonso Rossi e Presidente della Gym Point, società affiliata ad ASI. Attualmente poi gareggio, oltre che per l’Aeronautica Militare, con la AS Gin Civitavecchia che è anche un polo di allenamento ed è affiliata ASI. Inoltre le mie prime gare sono state all’interno dei circuiti degli Enti di Promozione Sportiva e io stesso, quando allenavo i bambini in palestra, li portavo poi a fare gare ASI. La formazione dei giovani atleti nel vivaio degli EPS è eccellente e contribuisce alla diffusione della disciplina anche preparando i campioni di domani".

 
Olimpiadi a parte, il futuro è nelle tue mani: cosa vorresti farne?
"Essendo ancora in piena attività devo dedicarmi a questo al 100%, ma penso già a cosa mi piacerebbe fare in seguito. Sono molto legato alla zona dei Castelli Romani in cui sono nato e ho sempre avuto il grande cruccio che non ci sia in quell’area una struttura adeguata per la pratica della Ginnastica ad alto livello. Sia io che i miei genitori abbiamo dovuto fare sacrifici per potermi far allenare sempre fuori e io per questo non ho vissuto Frascati, dove sono nato, come avrei voluto. Ho sempre trovato poco sostegno da parte delle Istituzioni locali e la Ginnastica continua a non avere una grande visibilità in zona. Il mio progetto sarebbe quello di dotare finalmente l’area di una struttura che aiuti la diffusione delle Ginnastica e dei suoi valori; la Ginnastica porta pulizia, sviluppa coordinazione e forza ed è per questo l’ideale per bambini di 6/7/8 anni. Io stesso ho insegnato a Frascati per parecchio tempo ai bambini, ho portato un gruppo di ragazzi tra gli 8 e i 13 anni fino a fare le gare di serie C e i Campionati Nazionali, ma poi molti smettono perché non hanno una struttura adeguata dove poter continuare a meno che non si allontanino. Il mio progetto a lunga scadenza è dunque quello di dare un futuro alla Ginnastica attraverso le nuove generazioni dei Castelli Romani”.
 
 
 
 
 PALMARES MARCO LODADIO
 
 MANIFESTAZIONE
 RISULTATO
 
 LUOGO/ANNO  SPECIALITA’
 Campionati Italiani  
 Assoluti Juniores
 ORO  Meda 2011  Volteggio
 
 
 
 Campionati
 Italiani Assoluti
 
 ORO  Catania 2012  Volteggio
 BRONZO  Catania 2012  Corpo libero
 BRONZO  Ancona 2014  Anelli
 BRONZO  Ancona 2014  Volteggio
 ORO  Torino 2016  Anelli
 ORO  Perugia 2017  Anelli
 ORO  Riccione 2018  Anelli
 ORO  Meda 2019  Anelli
 Giochi
 del Mediterraneo
 ARGENTO  Terragona 2018  Anelli
 Giochi Europei  ORO  Minsk 2019  Anelli
 Europei  BRONZO  Birmingham  
 2010
 Volteggio
 ARGENTO  Stettino 2019  Anelli
  Mondiali  BRONZO  Doha 2018  Anelli
 ARGENTO  Stoccarda 2019  Anelli
 



 
 
La Ginnastica Artistica maschile
Si tratta di una disciplina olimpica che, nella sua parte maschile, prevede sei differenti specialità. Il risultato agonistico è determinato dalla somma dei punteggi ottenuti ai vari attrezzi (concorso generale) oppure dal punteggio ottenuto in uno solo di questi (finale di specialità). Gli esercizi vengono valutati in base alla complessità tecnica, alla precisione e all’eleganza dell’esecuzione.


 

Cavallo con maniglie
Qui l’esecutore ha il compito di muovere il corpo rispetto ad una superficie molto particolare, per dimensioni e conformazione, ed escludendo completamente l’intervento degli arti inferiori. Tutti gli esercizi sono infatti eseguiti in appoggio sulle braccia e prevedono movimenti rotatori (mulinelli) e pendolari (forbici).

Volteggio
Si tratta di una specialità altamente dinamica che mette in risalto le doti acrobatiche dell’esecutore.
Consiste in una rincorsa di 25m al massimo, di una battuta a piedi pari su una pedana elastica, della posa delle mani su una superficie chiamata “tavola” posta a 135 centimetri da terra e di una conseguente fase di volo in cui l’esecutore esegue rotazioni rispetto ai vari assi del corpo. 

Anelli
Sono l’unico attrezzo di tutta la ginnastica in cui il contatto dell’esecutore con l’attrezzo, cioè la presa delle mani sugli anelli, resta immutato per tutto l’esercizio. Le esecuzioni prevedono sia fasi dinamiche (in appoggio e in sospensione) sia elementi statici: questi ultimi richiedono quasi sempre delle espressioni di forza notevolissime.

Corpo libero
In questo caso l’“attrezzo” con cui il ginnasta interagisce è il suolo: il corpo dell’esecutore mettendo è così“libero” di eseguire evoluzioni e figure. Tuttavia, in realtà, le moderne pedane per gli esercizi al corpo libero poco hanno a che fare con un semplice suolo: si tratta infatti di quadrati di 12m di lato con un elevato grado di elasticità, che consentono quindi fasi di volo molto ampie che costituiscono l’evoluzione tecnica di questa specialità.

Parallele simmetriche
sono due correnti paralleli distanziati fra loro all’incirca quanto la larghezza delle spalle dell’esecutore e sostenuti da quattro montanti ad un’altezza dal suolo di 2m. Gli esercizi a questo attrezzo prevedono figure e di movimenti eseguiti interagendo con l’attrezzo con i soli arti superiori, in cui sono tuttavia predominanti le fasi in appoggio.

Sbarra
E’ costituita da un unico corrente posto a quasi tre metri di altezza e l’esecutore interagisce esclusivamente attraverso la presa delle mani. La possibilità di ruotare l’intero corpo attorno alla sbarra in modo estremamente dinamico consente l’esecuzione di elementi con un’ampia fase di volo lasciando e riprendendo le impugnature (salti).
 
 
[  Chiara Minelli  ]