Insegnante e scrittrice, da Bolzano al Lussemburgo. Premiata da ASI

30 Set 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

Premio ASI 'Italiani nel Mondo'.
Annualmente il nostro Ente assegna riconoscimenti a uomini, donne e soggetti istituzionali che contribuiscono a diffondere lo sport, mostrandone le numerose potenzialità. Una targa è concessa agli italiani che si sono distinti nelle arti, nello sport e nel sociale al di fuori del nostro Paese. Il Premio 'Italiani nel Mondo' è ormai un riconoscimento tradizionale e ambito in casa ASI. Sono membri della Commissione giudicante i nostri Sebastiano Campo, Natalina Ceraso Levati, Vittorio Fanello, Sandro Giorgi, Giuseppe Scianò. Il suo Presidente è Gianmaria Italia, Consigliere Nazionale ASI, dirigente di lungo corso che darà vita a degli tu per tu  per conoscere le eccellenze italiane che ASI, nel tempo, ha deciso di premiare. Ecco, il terzo appuntamento dopo quello con: 

 

Da Bolzano al Lussemburgo, passando per gli Stati Uniti. L'intervista a Maria Sartori Plebani.

“Dahin, dahin, geht unser Weg! O Vater, lass us ziehn!" (Qui è dove va la nostra strada! O padre, lasciaci andare!), scriveva Johann W.Goethe nel suo Mignon. E non escludo che Maria Sartori potrebbe averlo detto nel 1987 ai suoi genitori prima di lasciare Bolzano per andare negli Stati Uniti. Esattamente doveva raggiungere l’Università di Pittsburgh dove l’attendeva un master in italiano e il ruolo di teaching assistant nel dipartimento di italiano.
Fu quello il primo passo di una ricca esperienza da insegnante e da scrittrice, da ammirevole interprete della lingua italiana all’estero; ma andiamo con ordine e facciamoci raccontare tutto incontrandola in Lussemburgo, dove risiede.

Viveva così la sua prima esperienza di vita all’estero? 
"Sì, poi tornai in Italia, esattamente a Brescia, dove dal 1989 al 1993 lavorai come traduttrice. In quegli anni mi sposai con Giancarlo Plebani e nacquero i nostri primi  figli, Alessandro e Stefano. La mia seconda esperienza di vita all’estero, che è poi l’attuale, ha avuto inizio nell’agosto 1993 quando seguii mio marito in Lussemburgo dove lo attendeva un’ importante carica dirigenziale".    

Lei, donna di cultura, come ha vissuto l’ambientamento in un Paese del tutto nuovo?
"Bisogna premettere che Lussemburgo è, con Bruxelles e Strasburgo, una delle tre città sedi di istituzioni europee; qui abbiamo la Corte di Giustizia dell’UE,  la Banca Europea degli Investimenti, la Corte dei conti europea, per cui l’esigenza di una massiccia nuova forza lavoro.  Sono arrivata qui proprio in un periodo in cui c’era questo cambiamento nell’immigrazione, da quella manuale a quella intellettuale, oltretutto erano state chiuse le miniere nelle Terres Rouges, al confine con la Francia.  
Io non ho mai subito discriminazioni, penso dipenda da come ci si pone nei rapporti con la gente del posto. Tuttavia va detto che fino ai primi anni ’60 gli italiani erano chiamati bären, vale a dire orsi e non deve essere stato piacevole per quei nostri connazionali che, lontani da casa, erano arrivati qui per lavorare, guadagnarsi il pane onestamente. Qui l’apporto degli stranieri, che sono ormai la metà della popolazione, è stato ed è considerevole". 


Immagino che questo trasferimento non abbia limitato le sue aspettative
"Da moglie e da madre di due figli l’impegno è immaginabile; tuttavia, dato che nel Granducato era in espansione il settore finanziario a livello internazionale, mi diedi da fare organizzando corsi di lingua italiana per aziende e privati. Qui ci sono molti francesi e portoghesi e sono molto felice di avere insegnato loro la nostra bella lingua e la nostra cultura.
Un’esperienza didattica rilevante che ho arricchito scrivendo tre libri dedicati al perfezionamento dell’italiano ai livelli B2.C1. Il primo è stato il romanzo Tutto cominciò con una telefonata, una traduzione francese e tedesca delle parole più difficili. Sono seguiti Tutto è bene quel che finisce bene e Mai dire mai: storie piacevoli integrate da un glossario e da esercizi. Sono testi tuttora disponibili. Poi, nel 2018, ho scritto Qui gatta ci cova per la Langenscheidt.
Ah, un particolare molto importante, nel frattempo sono stata allietata dalla nascita di Elena".




Mamma felice e docente alquanto impegnata…  
"Sì, c’è stata anche quello universitario perché nel 2016 ho conseguito il certificato di Lingua, Cultura e Società italiana nell’Università del Lussemburgo; poi ho collaborato con l’Università di Treviri e, cambiando genere,  ho tenuto anche un corso di cucina italiana per il comune di Bertrange e la rivista Revue ha pubblicato alcune mie ricette".
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Davvero un’esperienza didattica ad ampio raggio, ma so che è stata coinvolta anche in molte collaborazioni culturali e sociali.
"Ah, certo. Collaboro con Convivium, una benemerita associazione italo-lussemburghese,  sono segretaria dell’Associazione Culturale dei Lombardi in Lussemburgo e membro della Commissione per l’Integrazione del comune di Strassen, dove risiedo. Lo faccio molto volentieri.  

Vedo che accoglie tutto con piacere, nuovi stimoli. Mi permetta una curiosità: lei ha tre figli e certo mi può dire qualcosa del lavoro degli studenti durante le vacanze estive. 
"Sì, una bella iniziativa del Granducato; è molto formativa e si chiama “Contrats de travail pour l’occupation des élèves et étudiants pendant les vacances scolaires” ed è riservato a studenti dai 15 ai 27 anni d’età. Ricevono una retribuzione che non può essere inferiore all’80% del salario sociale minimo". 

Agli italiani che vorrebbero trasferirsi qui cosa può suggerire?
"Lussemburgo è uno stato cosmopolita come pochi; in tutto il territorio si contano 630.000 abitanti, ma il 46% sono stranieri mentre la sua capitale ha 123.000 abitanti di cui solo 36.000 sono lussemburghesi. Premesso questo, che  dimostra quanto sia determinante sia l’afflusso di stranieri qui, debbo ricordare che quando si emigra si abbandonano genitori, parenti, amici, abitudini che non ritroverai. Bisogna essere ben consapevoli di quello che si lascia perché si affronta una nuova vita. Un grande rispetto, quindi, verso chi decide di compiere questo grande passo. Il cuore e il nostro comportamento è, ogni giorno, con un pensiero all’Italia".

Riconosciamolo, lei ha fatto molto per l’immagine e la promozione della cultura e della lingua italiana all’estero; per questo l’ASI, cinque anni fa, la prescelse per conferirle il Premio Italiani nel mondo.
"Ah, è’ stato un piacere grandissimo; oltre che uno stimolo a continuare su quella strada, anche se in modo non proprio “diretto”.
E’ difficile da spiegare, però vedere tutti i giorni la targa del premio ASI fra i miei diplomi che posso osservare ogni giorno perché sono appesi sulla parete dietro il computer, mi fa qualcosa, sì mi emoziona".


 
 
 
Maria Sartori Plebani 



Docente e scrittrice didattica
Nasce a Bolzano
Abita a Strassen (Lussemburgo)
Marito: Giancarlo
Tre figli: Alessandro, Stefano e Elena 
 


[  Gianmaria Italia  ]