Il Rugby annulla i campionati. Il resto dello sport professionistico non decide. Le responsabilità del Governo e del Ministro Spadafora

27 Mar 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

Alla fine ha prevalso la regola dell'autodeterminazione. Il rugby ha deciso, la Federazione ha fatto da sola e ha detto basta. Per questa stagione non si gioca più. 
Dopo la sospensione in Inghilterra, Irlanda e Galles, arriva anche quella del campionato di Rugby in Italia. Stagione annullata e Scudetto congelato per la prima volta in tempo di pace. 
Scelta, che non ha precedenti nel mondo della palla ovale, decisione coraggiosa e che tiene in considerazione i valori di questa disciplina e aspetti fondamentali e imprescindibili legati alla tutela della salute: dei giocatori, dello loro famiglie, dei tifosi e di una comunità che ha dato ancora una volta dimostrazione di saper rispondere con lungimiranza a una emergenza che sta coinvolgendo il Paese, nonostante le immaginabili ricadute organizzative e, soprattutto, economiche. 
 
Il Rugby si è fermato, ma anche a livello individuale c'è l'esempio di Serena Ortolani, giocatrice del Monza volley, che ha rescisso il contratto con il suo club decidendo lo stop.  
 
Tutto questo, mentre i poteri forti del Calcio alzano la voce, parlando di ripresa, di date, di formule per ultimare la stagione, come se l'assegnazione del campionato fosse il problema principale al quale pensare. Assegnare uno Scudetto non è la priorità: ci sono stagioni (1927 e 2005) in cui alla squadra vincitrice è stato revocato senza peraltro riassegnarlo. Ce ne sono altre (dal 1915-1916 al 1918-1919 e dal 1943 al 1945) in cui il campionato non si è giocato o finito di giocare. "Qualcuno potrebbe obiettare: c'era la guerra. Ma quel qualcuno forse non si è reso conto che anche questa è una guerra da vincere con intelligenza e lasciando in un angolo interessi e personalismi. Stiamo, in pratica, assistendo al balletto delle parti. Le parti sono tutte quelle in causa a difesa dei propri orticelli", sottolinea il nostro Presidente Claudio Barbaro.
 
"E, in questo stato di confusione, il Governo tace. Non si assume la responsabilità di dettare, almeno, la linea di indirizzo in modo trasparente e inequivocabile come dovrebbe fare un Governo in una situazione emergenziale. Sono chiare le sue responsabilità e in particolare quelle del Ministro Spadafora che, nello sforzo di tutelare le grandi economie dello sport nazionale, dimentica anche di vigilare sulle fasce 'deboli', quelle dello sport di base, lasciate allo sbando con provvedimenti inadeguati".