IAA. L'importanza dell'informazione

17 Feb 2020 | Redazione web ASI
Sportiva | Sport Equestri

Terzo settore e formazione sociosanitaria: i temi al centro delle due tavole rotonde organizzate da ASI per la kermesse equestre Cavalli a Roma.
 
Perché questa location? Perché del terzo settore fa parte a pieno titolo lo sport, con i suoi valori educativi e sociali,  e l'equitazione è uno sport dal forte appeal, che si tratti di dilettanti o di campioni.
E perché nel sociosanitario sono compresi gli IAA, Interventi Assistiti con gli Animali, cavallo in primis.
 
La tavola rotonda sugli IAA, ormai al sesto anni a Cavalli a Roma, si è focalizzata sull'utenza, dopo avere in passato informato esaustivamente sulla normazione del comparto, sullo stato dell'arte in Italia e sugli obblighi e le necessità formative.
Dopo i saluti del Vicepresidente nazionale ASI, Emilio Minunzio, apertura affidata al Ministero della Salute e al Centro di referenza nazionale IAA – che nel 2015 hanno sviluppato e poi emanato le linee guida in materia. Una fotografia in cifre di strutture e operatori attivi, poi parola alla Regione Lazio, tra le prime a recepire le norme e a organizzarsi sul versante della formazione e degli accreditamenti. Tanto da fare e da coordinare, anche in vista di qualche criticità, emerge dall'analisi e dal confronto dei dati di enti centrali e territoriali.
 
E l'utenza? In una situazione ancora fluida, diventa fondamentale tutelare chi fruisce di un Intervento assistito, anello fragile della catena sociosanitaria. In che modo? Qualche risposta viene dall'intervento di un responsabile progetti: per creare fiducia – che è alla base di ogni intervento di 'cura', si tratti o meno di terapia, è indispensabile informare su quello che si andrà a fare, presentare l'ambiente nella sua globalità e complessità, definire il valore dell'intervento. Questo, anche in vista di un possibile inserimento degli IAA nelle prestazioni dei LEA, i Livelli essenziali di assistenza, sostenuti dal Sservizio sanitario nazionale.
 
Informare a tutto tondo: perché l'utenza spesso arriva nei centri IAA per caso nei centri, dopo tentativi, fallimenti, per sentito dire o per ricerca personale. Fare conoscere il settore, anche tra i professionisti  della salute: “Quando dico che mio figlio segue un percorso di IAA mi rispondono: 'Ah, gioca con il cane'", racconta una mamma intervenuta come relatore. Un papà sottolinea la necessità di fare squadra, famiglia e operatori, e di fare rete con i tanti altri possibili interventi a sostegno delle persone fragili, con disagio o disabilità. Un'altra mamma – oggi impegnata come amministratore nell'ambito sociale dopo l'esperienza con la figlia – denuncia la difficoltà di tenere insieme regole e bisogni sul territorio e i rischi per l'utenza laddove vengano tollerate situazioni borderline o non sufficientemente chiarite.
 
Conclusione a Nicoletta Angelini, Responsabile Nazionale di ASI Formazione Sociosanitaria: appello alle istituzioni perché potenzino un impegno già forte e fattivo; esortazione agli operatori perché pretendano regole, chiarezza e legalità, dalla formazione alla prestazione fornita all'utenza.
[  Federica Marino  ]