Coronavirus. Solo con il rigore potremo uscirne. La testimonianza del Veneto

11 Mar 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Fermare il Paese, un sacrificio necessario". 
 

Un viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Primo appuntamento con il Veneto.


VENETO
Andrea Albertin


 
Uffici vuoti nella sede regionale ASI Veneto, ma operativi in regime di smart working, in linea con i dettami di Governo. Tante le chiamate e le richieste di delucidazioni. La preoccupazione è per il presente e per il futuro. Ma, tra le tante mail, spunta una richiesta di affiliazione; ordinaria fino a qualche giorno fa. Ma, oggi, festeggiata dai membri del Comitato. Un augurio, un ponte verso il domani, quando sarà superata l’emergenza epidemiologica. 
“Claudia, che si occupa dei tesseramenti, ha subito mandato un messaggio nella chat del gruppo. Abbiamo accolto questa richiesta come un raggio di luce in un momento buio per tutti”, così racconta Andrea Albertin, avvocato, Presidente del Comitato Regionale ASI Veneto e, del nostro Ente anche Vicepresidente Nazionale e Presidente della Consulta Nazionale dei Comitati Periferici.
 
Presidente, quale la situazione nel Veneto?      
“Il comune di Vo’, unico presente nella cosiddetta Zona Rossa, prima dell’estensione a tutta Italia, è rientrato nella condizione che gli addetti ai lavori definiscono ‘arancione’ e non ha riscontrato più contagi. I provvedimenti stanno andando nella direzione giusta pur in presenza, ancora, di un trend in crescita con oltre mille contagiati, 262 ricoverati, 68 in terapia intensiva, 54 dimessi, 29 decessi. Questo è il momento di porre un argine. La partita di gioca ora".
 
La risposta del Servizio Sanitario?
“Veneto, Lombardia ed Emilia rappresentano delle eccellenze a livello mondiale. In questa regione siamo da questo punto di vista fortunati. Chi ha deciso di scappare verso il Sud ha reso sicuramente un pessimo servizio a se stesso, rischiando, peraltro, di allargare il contagio dove la sanità non è forte come al Nord. 
I 450 posti letto di terapia intensiva strutturali e operativi negli ospedali della Regione del Veneto presentano al momento un tasso di occupazione medio dell'80%; 67 di questi sono occupati da pazienti affetti da coronavirus. Da ieri, martedì, ai 450 posti se ne sono aggiunti altri 48, attivati senza bloccare l'attività, che costituiscono il primo «contingente» di rafforzamento della dotazione deciso per fronteggiare l'emergenza e portano il totale a 498. È questo l'esito del monitoraggio aggiornato riguardo ai posti letto di terapia intensiva in Veneto. Sono anche in allestimento altri 120 letti di terapia subintensiva aggiuntivi a quelli esistenti. In vista di un possibile picco. 

La risposta iniziale del Veneto è stata prontissima: sono stati fatti inizialmente tamponi a tappeto a chiunque avesse sintomi influenzali. Anche per questo i dati sono relativi ai contagi sono risultati da subito alti, ma è stato importante intervenire tempestivamente”. 
 
Giusto 'chiudere' lo sport?
“Assolutamente si. Abbiamo compreso forse anche troppo in ritardo le conseguenze di un, secondo me, troppo ritardato stop generale. Avevamo di fronte agli occhi l’esperienza della Cina, che poteva e doveva rappresentare un faro guida per il rigore dimostrato negli interventi. 
Ora, è l’Europa, che nel frattempo ci emargina alle frontiere, ad essere in ritardo sui provvedimenti restrittivi. Spero che, quando si invertirà la tendenza, saremo noi a chiudere le frontiere con i Paesi confinanti a maggior tasso epidemico. In caso contrario rischiamo di ricominciare da capo…
In particolare, per quanto riguarda lo stop delle attività sportive, come detto a mezzo stampa anche dal Presidente Barbaro, si tratta di ‘Un sacrificio necessario, per il bene primario della collettività. La competizione è gioia e condivisione e non può essere presa in considerazione in questa realtà. Preferiamo rinviare che svolgere attività con questo stato d’animo o a porte chiuse mortificando l’idea stessa di sport. Cosa diversa per l’attività motoria per i benefici che comporta ove praticabile e con le accortezze previste dal decreto in essere’”. 

 
Lei ha, più di una volta, immaginato misure ancor più severe.
“Ieri, al tavolo del Governo, c’è stata una ulteriore richiesta, da parte delle opposizioni, di provvedimenti ancora più severi almeno per le regioni del Nord. Bisogna chiudere tutti gli esercizi commerciali ove non essenziali. Più sono drastiche le misure di contenimento, prima ci libereremo di questo virus. 
Altro tema è quello dell’applicazione di tali misure. Abbiamo vissuto momenti di anarchia, dalla fuga delle persone al sud a quanto accaduto nelle carceri. Servono maggiori controlli sul territorio e vi sono ad oggi troppi margini di discrezionalità nelle disposizioni in essere.
Bisogna evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita e all’interno dei territori, fatti salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”.

 
Attività sportiva all’aperto a titolo personale? 
“La novità più interessante, rispetto ai precedenti provvedimenti, è che il nuovo decreto, seppure estende le restrizioni alla mobilità personale per ragioni di lavoro, necessità, salute o ritorno alla propria abitazione, consente di praticare sport e attività motoria all’aperto purché nel rispetto della distanza anti contagio di almeno un metro interpersonale.
Cosa significa? Il buon senso e la finalità del provvedimento ci suggeriscono di ritenere consentite le attività non in gruppo, come è precisato anche nelle FAQ del sito Sport Governo e comunque personali e non organizzate, considerato che le attività sportive promosse da palestre, centri sportivi ecc. sono sospese. Del resto, il nuovo decreto proprio per chiarire molti dubbi, precisa che è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Si tratta di capire come coordinare questa apertura, che possiamo considerare “un’ora d’aria” con le restrizioni agli spostamenti: le direttive del Ministro dell’Interno al momento sono aggiornate al decreto precedente e quindi attendiamo eventuali nuove disposizioni”.

 
Lo sport oggi nel Veneto
“Come nel resto d’Italia, sono sospese le attività di palestre,  centri  sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali  (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi; sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici; sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di  carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo  d'esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo,  discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività.
Il nuovo decreto introduce alcune modificazioni sulle attività sportive precisando che sono sospese tutte le manifestazioni sportive di ogni ordine e disciplina, tranne quelle internazionali, da effettuarsi a porte chiuse o in assenza di pubblico e con controllo medico, e che sono ammessi soltanto gli allenamenti per gli agonisti che devono partecipare alle Olimpiadi o a manifestazioni a carattere nazionale e internazionale purché a porte chiuse e con controllo medico”. 

 
Siamo anche in piena emergenza economica...
“Nel nostro territorio e oramai in tutto il Paese la situazione è grave, anche se disciplinata. Nell’esprimere solidarietà alle persone che soffrono, va sottolineata una ovvietà, ovvero come la difficoltà non sia rappresentata dalla sola dall’emergenza sanitaria, ma altresì dall’emergenza economica. E che le conseguenze economiche avranno dei riverberi importanti nel futuro delle Ente e dei nostri affiliati a livello non solo regionale ma nazionale. 
Infatti, secondo quanto riporta l'Istat, il Pil dell'Italia nel 2017 - ultimo anno per cui ci sono i dati ripartiti per regioni - è stato pari a 1.725 miliardi circa di euro. La Lombardia con 10 milioni di abitanti ha contribuito per 383,2 miliardi, il Veneto con 5 milioni di abitanti per 162,5 miliardi, l'Emilia-Romagna con 4.5 milioni di abitanti per 157,2 miliardi.  
Si deduce facilmente che le tre regioni che da quindici giorni operano in zona gialla, da sole producono oltre un terzo del PIL nazionale. Se si fermano si ferma l’Italia intera (pensioni, stipendi, servizi). C’è quindi da augurarsi che questa emergenza sia “breve”. E perché ciò avvenga bisogna essere responsabili e collaborativi: #iononesco, deve essere lo slogan condiviso”.

 
L’impegno di ASI nel Veneto?
“Per noi, l’impegno più gravoso è stato il districarci tra i vari Decreti del Presidente Consiglio, tra allarmistiche anticipazioni, bozze, sovrapposizioni, chiarimenti, chiarimenti dei chiarimenti, che hanno ingenerato confusione, complicando non poco la vita anche a noi operatori non solo dell’associazionismo ma anche del diritto. Pensiamo per fare un esempio alle attività motorie all’aperto prevista espressamente nella prima bozza circolante nella serata del 7 marzo, poi cancellata dalla versione definitiva dell’8 marzo firmata nella notte e ora riapparsa sul decreto del 9 marzo. 
Il nostro comitato si è contraddistinto nell’informare tempestivamente, ora per ora, relativamente a tutto ciò che via via emergeva a livello normativo. Nel quasi-silenzio degli altri Enti di Promozione del territorio, ritengo abbia rappresentato un piccolo faro, una luce, quantomeno nell’informare. Certo che a volte è veramente difficile entrare nella mente del legislatore e colmare con interpretazioni che rischiano di essere arbitrarie, le carenze del testo”.

 
L’attività del Comitato
“Abbiamo conseguentemente ridotto l'attività negli uffici ASI Veneto, che saranno aperti solon su appuntamento e solo per motivi indifferibili di urgenza.
Fortunatamente il nostro Ente ha attivato da oltre un anno il servizio di tesseramento online pertanto l'attività nei limiti imposti dal decreto potrà continuare anche a distanza. Verrà pertanto favorito lo “smart work” dei nostri collaboratori.
Abbiamo attivato un apposito numero telefonico. Per chiamate (in orario d'ufficio) il numero di telefono sarà il seguente: 3938750103 In orario non d'ufficio si potrà lasciare un SMS al quale risponderemo il prima possibile.
Tutte la “mail” saranno attive e potremo pertanto rispondere alle stesse, inoltrare i dati ad ASI Nazionale e al CONI.  Tutti i servizi sono attivi. Confidando con ottimismo che quanto prima si possa tornare alla normalità, l'attività ASI Veneto e dei settori che ci hanno scelto quale ente affiliante come ASI Fitness, ASI Kickboxing, MotoAsi, ASI JuJitsu, non si ferma. I nostri affiliati non sono soli”.

 
Un momento anche per sorridere... Tra le tante chiamate arrivate, avete segnato in un bloc-notes quelle più ‘curiose’? Magari da rileggere quando tutto sarà superato?
“Una telefonata ci ha lasciato di sasso. Ci chiedevano se fosse possibile trasformare la palestra in bar per… stare aperti fino alle 18. In un’altra chiamata si suggeriva, per contenere il virus, di tenere aperta la palestre una settimana si e una no. Ricordo anche un’altra domanda relativa alla possibilità di tenere aperta una sala ma di far ballare solo coppie sposate. Si qualcosa ci terremo da parte”.
 
Un parere in qualità di Vicepresidente Nazionale e di Presidente della Consulta dei Comitati Periferici.
“Nell’esprimere un apprezzamento per lo sforzo organizzativo e informativo profuso dagli uffici di ASI Nazionale e per gli interventi anche di carattere “politico”, del Presidente Claudio Barbaro - che hanno contribuito da “dietro le quinte” ad informare adeguatamente il Parlamento in relazione alle istanze e specificità del mondo dello sport e del no profit in generale - non posso che evidenziare come questa situazione sia difficilmente sostenibile anche per i Comitati Periferici. Occorre un intervento deciso da parte di Sport e Salute. Mi auguro che, finita l’emergenza, si possano adottare delle soluzioni di sostegno alla ripresa anche economica dei nostri decentramenti territoriali, ridando slancio ed energia alle periferie che per certo usciranno profondamente provate da questa dura esperienza. Così anche per tutto il comparto sportivo”.
[  Fabio Argentini  ]