Coronavirus: la testimonianza del Molise, "delusione mista a speranza"

21 Giu 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Quel funerale ha rischiato di annientarci".
 

 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Sedicesimo appuntamento, con il Molise, dopo l'esperienza di: 

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MOLISE
Teresa Di Viesti
In Molise, dopo due giorni di contagi 0, ecco che oggi salgono a 3 casi i di infezione da Covid-19. Due sono cittadini con residenza ad Isernia, ma rientrati da fuori regione, uno invece è un anziano di Riccia, attualmente ricoverato nel reparto di malattie infettive di Campobasso. 322 i tamponi eseguiti nella giornata odierna.
Dati che comunque possono considerarsi positivi per una regione che, fino a poche settimane fa era riuscita ad evitare gli effetti peggiori dell’epidemia, facendo registrare un basso numero sia di casi che di decessi. Eppure, stando a quello che dicono gli esperti, sarebbe bastato un assembramento di persone ad un funerale rom, svolto il 30 aprile scorso, per far aumentare incredibilmente i casi di coronavirus. “Un errore imperdonabile, una leggerezza che non si doveva commettere”, commenta il presidente del Comitato Regionale ASI Molise Teresa Di Viesti.
“Il numero di nuovi casi rilevati era diminuito moltissimo, con le misure di distanziamento sociale che avevano avuto effetto, ma un singolo episodio ha probabilmente generato decine di nuove infezioni. E ora ne pagheremo le conseguenze. Da quel folle assembramento, 70 nuovi contagi in meno di 48 ore, che per una regione come il Molise di nemmeno 300mila abitanti dove fino a qualche giorno fa i numeri degli attuali positivi non arrivava a 200, equivale a un bollettino di guerra".

Presidente, come è la situazione attuale nella vostra regione?
"Sono molto arrabbiata, devo essere sincera. Arrabbiata perché i nostri compaesani sono stati impeccabili sin dall’inizio. Distanziamento sociale, mascherine, guanti, pulizia, igiene, sanificazioni; poi quel funerale ha di nuovo mandato tutto in tilt. E in questo territorio, spesso dimenticato dal resto d’Italia, ogni minima mossa sbagliata la paghiamo cara, sia a livello economico, sia a livello sanitario, che turistico. A fine aprile i nuovi contagi rilevati erano quasi scesi a zero, poi dopo quell’ormai ‘famoso’ funerale sono schizzati i numeri.
Al contempo il numero totale di tamponi effettuati è relativamente alto, almeno rispetto all’estensione del focolaio in regione.
In Molise come altrove, i contagiati maschi sono stati più delle femmine. Al momento le ragioni di questa differenza non sono ancora chiare. Molti fra i decessi hanno riguardato persone anziane, ma questo non vuol dire che i giovani o chi è sano siano immuni.
Purtroppo, abbiamo avuto diversi morti anche fra persone giovani e senza neppure precedenti problemi di salute".


Fase 3, quante difficoltà?
"Molte, ma lentamente ci stiamo riprendendo. Fa parte dello stato naturale delle cose. Le difficoltà e le criticità, le abbiamo riscontrate fino a una decina di giorni fa. Ora siamo sulla buona strada. Ma servono aiuti concreti da parte delle Istituzioni".

La politica, in questo senso, vi sta dando segnali?
"Ora qualcosa sembra muoversi. Ma da parte della politica i cittadini hanno riscontrato tanta incertezza che ha portato a malumori continui. Parlo di chi aveva investito, parlo di sport dimenticato, di strutture abbandonate, di utenze che abbiamo dovuto continuare a pagare fino all’ultimo centesimo. Nessuno ci ha ben spiegato come riaprire, come muoverci, come andare avanti.
Serve un confronto costruttivo e collaborativo per iniziare a delineare il nuovo schema dove far convergere le istanze delle diverse parti per valorizzare il ruolo degli Operatori Sportivi ed ampliare le tutele per i Lavoratori Sportivi, evitando che si vadano a creare, soprattutto in questa lunga e delicata fase di difficoltosa ripresa, pericolosi squilibri economico-finanziari".

 
Quanto hanno risentito i settori sportivi di questo lockdown?
"Lo sport qui si è praticamente azzerato, molte attività non riprenderanno probabilmente. Mi riferisco soprattutto alle palestre e alle piscine. Le difficoltà sono enormi, somme importati da pagare. E poi vanno aggiunte le spese per gli istruttori ASI, i tecnici e tutti i servizi".

ASI Molise da dove pensa di ripartire?
"Da tutto ciò che abbiamo fatto in questi mesi per i nostri associati. Qui abbiamo sofferto molto e continueremo a farlo. Ma la forza davvero ce la danno tutte quelle persone che ci ringraziano perché non le abbiamo lasciate sole. Abbiamo avuto un contatto diretto con tutti, nonostante il poco sviluppo di questa regione e anche massima disponibilità nel cercare di trovare un percorso per riportare tutto nei binari giusti. A volte basta semplicemente una parola di conforto. Ma, ripeto, torno sempre al punto precedente: mancano gli aiuti. Ancora stiamo aspettando una vera e propria ricostruzione dopo l’ultimo terremoto.
Lo sport vive di passione e, al di là dello status giuridico, anche lo sport è impresa perché crea benessere e genera reddito. Se solo questo venisse capito..."


La situazione del karate, delle arti marziali e delle tante altre discipline in cui primeggiate?
"Il karate, il kung fu, la kick boxing sono in crisi nera. E il motivo è semplice: si tratta di sport di contatto e quindi è praticamente vietato praticarli. Ci sono proprio difficoltà ad entrare in palestra mantenendo le distanze di sicurezza. Poi anche nel calcio qui, ovviamente come nel resto d’Italia, lo stop rischia di compromettere l’attività. A livello professionistico si è ripartiti, a livello amatoriale no. Una vera ingiustizia che aumenta ulteriormente il divario tra atleti di serie a e di serie b".

Obiettivi per il futuro e promesse agli associati?
"Per quanto riguarda le promesse, in questo momento non possiamo far altro che garantire appoggio a tutti i nostri sportivi. Così come sta facendo ASI Nazionale in grande, pensando a tutto il mondo dell’ente, noi lo facciamo in piccolo, avendo a cuore le sorti di ognuno. Ma ora sarebbe inutile fare proclami. Non servono. Viviamo alla giornata, cercando di capire come organizzarci al meglio.
Gli obiettivi a volte divengono speranze e la nostra speranza è di poter portare avanti il percorso fatto sin qui, che ASI possa continuare a primeggiare e ad offrire il massimo a tutte le associazioni, ai tecnici, ai dirigenti, ai giovani. Alle Istituzioni non chiediamo nulla in particolare, ma di tornare alla normalità, quello sì. Siamo già pronti a garantire sicurezza in tutti gli impianti, i nostri centri sono eccellenti e vogliamo che tutti possano nuovamente trarne benessere. Sarebbe davvero la vittoria più grande in un momento drammatico che, speriamo, di esserci messo alle spalle per sempre".
[  Paolo Signorelli  ]