Coronavirus. La seconda Regione più colpita d'Italia: la testimonianza dell'Emilia Romagna

19 Apr 2020 | Redazione web ASI
Istituzionale

"Quale sport? Qui non è rimasto nulla. Si è bloccata ogni attività. I tesseramenti, le discipline, gli eventi, le palestre e le piscine".
 

 

In viaggio nelle realtà regionali. Grazie alle testimonianze dei nostri Presidenti. Sesto appuntamento, con il Friuli-Venezia Giulia, dopo l'esperienza di: 

Veneto
Lombardia
Piemonte
Liguria
Trentino-Alto Adige

- Friuli-Venezia Giulia
 



EMILIA ROMAGNA
Francesco Di Feliciantonio

La seconda Regione più colpita d’Italia. L’Emilia Romagna è dietro solamente alla Lombardia; il coronavirus sta mettendo in ginocchio l’intera economia, anche se qualche spiraglio di luce inizia ad intravedersi. La curva dei contagiati sta scendendo, così come il numero delle persone in terapia intensiva. E poi, non tutte le provincie, poi sono state messe a dura prova dall’epidemia.
In totale sono  però 21 mila i casi di positività in questa regione, con le vittime che sfiorano le tremila unità.
“Davvero incredibile quello che sta accadendo. Sembra di stare in guerra”. La pensa così il commissario ASI Francesco Di Feliciantonio ha descritto la situazione. “La preoccupazione è tanta, anche perché non abbiamo idea di quando ripartiremo".

I numeri sono impietosi, sofferenza e paura hanno preso il sopravvento. È così ovunque?
"Fortunatamente no. Tutte le zone del piacentino, dichiarate subito zona rossa, si sono immediatamente fermate. Speravamo così di poter contenere il virus. Ma a cascata tutte le provincie emiliane e romagnole si sono fermate. Una Regione annientata, non in maniera omogonea. Almeno questa è una buona notizia... Fino al 9 marzo poi sono aumentati i contagi. Come sapete Piacenza, Parma e Modena, le più vicine alla Lombardia, hanno visto il Covid-19 penetrare senza pietà. Ma le altre città andavano avanti come se nulla fosse. Poi lo stop del presidente Conte. Quando ormai era tardi".

E il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonacini come si è organizzato?
"Sono sincero, non ci stiamo capendo molto. Per forza di cose dobbiamo affidarci a lui. Qui di errori ne sono stati commessi moltissimi. Le responsabilità sono di tutti. Bonacini ci dice di stare a casa e così stiamo facendo. Ma non può continuare a lungo così.
L'Emilia Romagna non è tutta contagiata. Non è vera questa cosa come volgiono farci credere. Ci sono grossi focolai vicino alla Lombardia, è vero. Poi il coronavirus si è diffuso a Rimini, creando una piccola zona rossa anche li. Ma a Forlì, Cesena e Bologna i numeri sono molto più bassi. Mi domando come mai la decisione di chiudere sia stata così tardiva. Non dimentichiamoci che del paziente zero, o presunto zero, si conosce la storia già dal 20 febbraio. La gente ha transitato liberamente e ora chi si prende responsabilità?".


E lo sport come si sta organizzando?
"Quale sport? Qui non è rimasto nulla. Si è bloccata ogni attività. I tesseramenti, le discipline, gli eventi, le palestre e le piscine. A livello economico poi parliamo di danni di migliaia di euro. Non tanto per i soldi spesi per organizzare eventi, ma per i mancati introiti. Entrate importantissime che servivano per andare avanti".

Che eventi avevate in programma?
"Sul territorio un’infinità. Ne cito solo alcuni. Il Terzo Memorial Carmen Longo, il secondo appuntamento di nuoto più importante. Oltre 200 gli atleti iscritti. Il 4 e il 5 aprile era fissato un evento di arti marziali con armi di legno con 300 partecipanti provenienti da tutta Italia
Poi, a fare la differenza, era la formazione: corsi Blsd con rilascio del patentino. Parliamo di 100 persone da formare. Oltre allo stop delle palestre, qui c’è un problema enorme che potrebbe diventare un vero e proprio dramma sportivo: le piscine".


Puoi spiegarci meglio?
"Certo. Mi riferisco a tutte le nostre associazioni affiliate che gestiscono impianti natatori come la prestigiosa De Akker, oppure la piscina di Modena dei fratelli Dotti. Le piscine non sono palestre, costa tanto mantenerle. Se le chiudi e non le riapri per un po’ rischi di fallire. Vanno alimentate, curate, sistemate. Non entrano gli introiti degli affitti, ma devi pagare i collaboratori, i bandi. Gli impianti natatori hanno spese che nemmeno immaginate pur rimanendo chiusi. Lo stop rappresenta un disastro assoluto. Parliamo di Asd che se non si ricomincia l’attività chiuderanno i battenti. A settembre non ripartirà lo sport. Questo già si sa. Purtroppo. Grazie al presidente Barbaro, che ha spinto molto in questa direzione, i collaboratori hanno tutti o quasi percepito i famosi 600 euro. Ma ora cosa accadrà dopo? Il Governo cosa farà?".

A proposito del presidente, dura la sua battaglia contro chi non vuole sentire…
"Me ne rendo conto perfettamente. Non pensavamo certo che, di punto in bianco, le Istituzioni dessero importanza allo sport di base. Non lo fanno in condizioni normali, figuriamoci ora. Che brutta sensazione vivere nell’incertezza. Ma almeno qualche bella storia da raccontare c’è…".


Raccontarla sarebbe un bel segnale…
"Beh mi riferisco ad alcune nostre associazioni che sono riuscite a reinventarsi durante il coronavirus. Lo spirito dell’Emilia Romagna, d’altronde, è noto a tutti. Qui sta spopolando il vero e proprio smart working, nella sua forma più pura. Corsi di yoga online e in streaming, pilates, ginnastica, corpo libero. Decine di associazioni non solo si sono salvate, ma hanno raddoppiato guadagni. Sembra un paradosso. In che modo? Mantenendo il rapporto con i propri iscritti e trovandone di nuovi. Persone che, durante la settimana tipo, senza questo maledetto virus, sarebbero fuori casa. Tutto senza spese, in sostanza basta avere un tappetino a casa. Sono  davvero soddisfazioni: vedere gente che continua a lavorare e a scoprire un nuovo mondo come questo fa piacere. Purtroppo però, si tratta di una piccola realtà rispetto all’universo mondo che adesso qui è davvero in difficoltà".

La sanità però funziona?
"Di questo non possiamo lamentarci. Qui gli ospedali e tutte le altre strutture sono all'avanguardia. Il top a livello europeo. Stiamo tenendo sotto questo punto di vista. Ma i morti aumentano. Nei giorni scorsi oltre 100 le vittime, 20 solo a Bologna.
Il problema è un altro: le mascherine. Si legge sui giornali che riforniscono tutte le città. Balle. In farmacia costano 5 euro e poi finiscono subito. La percezione del virus è drammatica da queste parte. Ci stiamo convincendo di vivere in Unione Sovietica, non più in Emilia Romagna..."


Speranze per questa "Fase 2"?
"No e non potrebbe essere altrimenti. Cosa significa fase 2? Sanificare gli impianti e ripartire mantenendo il metro di distanza di sicurezza? Se così fosse potevamo partire già da un pezzo. Sembra davvero che nessuno sappia come affrontare l'emergenza. I politici hanno sbagliato una volta sottovalutando il virus e naturalmente ora manca il coraggio di prendersi le proprie responsabilità...".
 
[  Paolo Signorelli  ]